L'economia del Sud negli ultimi venti anni ha corso quanto i cantieri della Salerno-Reggio Calabria

Dopo vent'anni, il Sud sembra ancora la Germania Est. Nel senso che il divario tra le regioni più ricche e quelle più povere del nostro Paese, ricorda quello tra le due Germanie. A Berlino, però, le cose nel frattempo sono migliorate e il gap territoriale è la metà rispetto a quello del nostro Paese: 33% lo scarto di reddito medio pro capite, contro il 76%. Il Mezzogiorno non cresce, non produce e non consuma più di 22 anni fa. Insomma, l'economia di un pezzo del Paese negli ultimi due decenni ha corso come i cantieri della Salerno-Reggio Calabria.

GAP TERRITORIALE: ITALIA A DUE VELOCITA'

A raccontare la zavorra nella crescita italiana è il centro studi Confcommercio in occasione dell'Assemblea generale della associazione. Per far ripartire l'Italia, dunque, bisogna rilanciare il Meridione. Rispetto al 1995, infatti, il Centro-Nord ha un pil del 14% più alto rispetto al 1995, mentre il Sud è appena al 2,7%. I consumi? Siamo a +18,8% rispetto a un minimo +1,4%. La domanda interna, spesso indicata come uno dei nostri maggiori problemi, non è stata frenata dalla crisi, ma è ferma da oltre due decenni.

Quali sono i guai del Sud? Burocrazia, spesa pubblica inefficiente, fiscalità elevate, infrastruttureinesistenti e soprattutto illegalità che fanno di tutto per soffocare quanto di buono c'è, come il terziario (+14%, soprattutto grazie al rilancio del turismo) che ha compensato in parte il -9% dell'industria. Il guaio è che tanta energia si disperde nel medio-lungo termine. «Le perfomance sono pessime e hanno effetti sull'intero Paese», conclude Confcommercio, «il coinvolgimento del Mezzogiorno è prioritario, non come peso da trainare, bensì come fattore decisamente trainante».