Iveta Radicova © GettyImages

Il premier slovacco Radicova in conferenza stampa al termine del voto in parlamento

La rete di salvataggio dell’Ue rischia di lacerarsi ancor prima di venire utilizzata. Dalla Slovacchia, infatti, arriva un no all’aumento del Fondo salva stati (Efsf) deciso dall’Unione europea per far fronte alla crisi dell’area euro e che deve essere prima ratificato da tutti gli Stati membri. Dopo il voto positivo di Malta la Slovacchia (circa 5,5 milioni di abitanti) era l'ultimo Paese dei 17 a procedere al voto sul fondo ed è ora l'unico a non averlo ratificato. A cadere, con un voto di fiducia, è stato il governo di centrodestra del premier Iveta Radicova. Una delle prime decisioni del governo della Radicova era stato un no al prestito alla Grecia e un sì preliminare alla creazione del fondo salva-Stati, al quale allora la Slovacchia avrebbe dovuto contribuire con 4,37 miliardi di euro. A riforma avvenuta il contributo slovacco è salito a 7,7 miliardi di euro (circa il 10% del Pil), cosa ritenuta inammissibile dal partito liberale del Sas (partito che ha fatto mancare i voti all’esecutivo). Di fatto, il Paese con un esborso di questa entità rischia di indebitarsi a sua volta. A dirlo è stato anche il leader del Sas Richard Sulik. Ha sostenuto che la Slovacchia è troppo povera per pagare gli errori degli altri paesi più ricchi. Per questo aveva chiesto che la Slovacchia fosse dispensata dall'obbligo di pagare il suo contributo all'Efsf, che avesse il diritto di veto sui futuri stanziamenti dell' Efsf e che si potesse disimpegnare dal Meccanismo europeo di stabilità permanente.
Il no della Slovacchia potrebbe avere solo un effetto di rallentamento per l'estensione del fondo Efsf, perché una nuova votazione potrebbe tenersi già la prossima settimana. Il tempo, però, non è un alleato dell’Unione europea che, attraverso il presidente della Bce Jean-Claude Trichet e poche ore prima del voto slovacco, aveva avvertito: “La crisi peggiora, altri ritardi aggraveranno la situazione. Le istituzioni devono agire senza ulteriori ritardi” (Leggi l'intervento di Trichet).