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Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia

L’idea di fondo è quella cara al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ma è anche la linea di Rete Imprese Italia: nella lotta all’evasione si punti più sulla qualità degli accertamenti che sulla quantità dei controlli. Ma nel rapporto “Le osservazioni di Confindustria ” inviato a uno dei gruppi di lavoro “sull’economia non osservata” voluti dal ministro Tremonti, la confederazione dà diversi suggerimenti per far emergere le attività economiche in nero e scovare il sommerso in Italia.
Tra i primi ‘consigli’ di Confindustria, ripresi dal quotidiano ItaliaOggi , c’è l’idea di “fornire annualmente una quantificazione dell’evasione fiscale” e, parallelamente”, sarebbe altrettanto importante “fornire una metodologia e una stima ufficiale del gettito evaso recuperato”. In pratica un report annuale del Tesoro per tener aggiornato il Paese sulla situazione fiscale, magari inserendo “con regolarità la quantificazione degli oneri aggiuntivi per i contribuenti associati ai provvedimenti di contrasto all’evasione”.
Da viale dell’Astronomia non ci si dimentica dei risultati ottenuti dall’Agenzia delle Entrate nell’ultimo anno, ma è si è convinti che si possa fare di più con “il rafforzamento degli strumenti di accertamento e controllo fiscale” ai quali, però, andrebbe applicata una razionalizzazione nell’applicazione delle sanzioni e di “altre misure penalizzanti”. L'associazione degli industriali auspica, inoltre, un “rafforzamento dei controlli sui trasporti di beni" e “il ricorso esteso al redditometro: in particolare per i contribuenti di ridotte e ridottissime dimensioni, anche potenziando l'azione di accertamento degli enti locali”. Il redditometro, infatti, è considerato uno strumento che “accresce il rischio di detenere capitali in nero e che determina una crescente necessità di legalizzare le attività sommerse per poter godere dei relativi ricavi”. In poche parole, uno strumento fondamentale per l'emersione dell'economia in nero.