L’evasore più incallito? È un contribuente di circa 44 anni che abita in centro e possiede più rendite da immobili dati in affitto. Per lui la percentuale di evasione si aggira intorno all’83,7% del proprio reddito. No, non si parla di nessuno in particolare; si tratta solo dell’identikit più diffuso presente nel rapporto sull’Economia non osservata redatto da uno dei quattro gruppi che lavora alla messa a punto della riforma fiscale. Un rapporto che fa luce su un settore dell’economia che vale tra i 255 e i 275 miliardi di euro. Già, perché l’evasione in Italia sembra fin troppo diffusa, più al Centro (17,4%) che al Nord (14,8%), e meno nel Mezzogiorno (7,9%). Secondo il rapporto in media un italiano nasconde al fisco 2.093 euro, il 13,5% del proprio reddito; ma il tasso di evasione sale fino al 44,6% per chi ha un doppio lavoro e raggiunge il 56,3% per i lavoratori autonomi e gli imprenditori.

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Nel rapporto si mettono a confronto i redditi della famiglie raccolti dalla Banca d'Italia in modo anonimo con quelli dichiarati dai contribuenti. Gli italiani, che per l'istituto guidato da Draghi hanno un reddito medio di 15.449 euro, dichiarano al fisco 13.356 euro, ‘dimenticando’ circa 2.093 euro. L'evasione si annida soprattutto tra i redditi che non vengono tassati automaticamente: il tasso è al 56,3% per gli autonomi e gli imprenditori (15.222 euro di reddito celato) e sale all'83,7% per i rentier (17.824 i redditi nascosti). Non scherzano anche i doppio-lavoristi con un'attività che si somma a stipendio o pensione: il loro tasso di evasione è del 44,6%. Al contrario i pensionati dichiarano al fisco 83 euro in più di quanto emerge dall'indagine Bankitalia. L'indagine divide i redditi per diverse tipologie di contribuente. Gli uomini evadono più delle donne (17,3% contro il 9,9%), i giovani più degli anziani. Sotto i 44 anni l'evasione è del 19,9%, in media di 3.065 euro, scende poi al 10,6% tra 44 e 64 anni (1.945 euro a testa), per poi assottigliarsi al 2,7% per gli over 64 (314 euro a testa).

T abella: foto tratta dal Corriere della Sera di venerdì 3 giugno