Gianfranco Fini

Gianfranco Fini

L’approvazione della Legge di Stabilità, con i nuovi emendamenti proposti la scorsa settimana dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, è appesa al filo della politica. Molto probabilmente, infatti, la sfida a “votare contro” lanciata dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (Pdl), all’ex alleato e presidente della Camera, Gianfranco Fini (Fli), potrebbe verificarsi proprio con il voto in commissione sulla Finanziaria. Ieri, nel corso del suo intervento alla convention di Futuro e Libertà, Fini ha avvertito: “Voteremo quello che condividiamo” aggiungendo che i tagli lineari proposti da Tremonti “sono un modo per non scegliere. I Fas (fondi per le aree sottosviluppate, ndr) non possono essere il bancomat a cui Tremonti ricorre quando la Lega glielo chiede per tamponare le emergenze". E i tagli lineari e fondi Fas sono proprio nella Legge di Stabilità alla quale mercoledì prossimo il governo si è impegnato a presentare un emendamento per inserire anche il pacchetto sviluppo (in tutto 7 miliardi di interventi).
Sull'atteggiamento che i finiani terranno in commissione Bilancio, dove si dovrà votare la legge di Stabilità, tutto dipenderà dalle proposte che il governo farà per lo sviluppo e che dovranno essere condivise non solo dai finiani ma anche dai rappresentanti in commissione di Udc, Mpa e Api. Cioè le forze che proprio la scorsa settimana hanno fatto fronte comune mandando sotto il Governo su un emendamento 'pesante’ che riguarda i fondi per le aree sottosviluppate. Insomma le sorti della manovra, almeno così come attualmente delineata, dipendono dall'evolversi della situazione politica ancora tutta da decifrare.

Emergenza Veneto e fondi per Pompei
Intanto, però, le alluvioni in Veneto e il crollo della Domus dei gladiatori di Pompei aprono un nuovo problema: quello della ricerca di nuovi fondi. L'esecutivo, infatti, dovrà rintracciare altri fondi rispetto a quelli da dedicare allo sviluppo. In attesa di una schiarita o meno sul fronte politico è comunque già nota a grandi linee la proposta che il Governo presenterà mercoledì prossimo in Commissione Bilancio a Montecitorio: 1 miliardo all'università, poco meno di 1 miliardo anche per la defiscalizzazione dei salari di produttività, rifinanziamento degli ammortizzatori sociali, ricerca, 5 per mille e fondi per alcune misure di spesa che verranno prorogate (missioni di pace). Il tutto senza aumentare le sigarette ma recuperando risorse dalla gara delle frequenze digitali con il passaggio dalla tv analogica a quella digitale (si punterebbe a raggranellare 3 miliardi, quasi metà della cifra complessiva) e dai giochi.