La fiducia dei Ceo europei supera per la prima volta quella dei colleghi del resto del mondo. E' la notizia più sorprendente del rilevamento relativo al terzo trimestre dell'Indice di fiducia Ypo Global Pulse per l’Ue, svolto su quasi 2 mila manager dell'Unione: il loro indice di fiducia è di 60,2, in leggero calo rispetto al 61,6 dello scorso trimestre. Ma a fronte delle proiezioni a ribasso di tante economie mondiali, il dato supera per la prima volta nei sei anni di storia dell'indice globale, fermo a 58,1 (il minimo dal picco recessivo di giugno-settembre 2011). La fiducia in Asia è scesa di 4,7 punti da 62,0 a 57,3, mentre gli Stati Uniti hanno registrato il risultato peggiore degli ultimi tre anni, perdendo 2,9 punti a quota 59,9.

IL TRAINO DEI PICCOLI. Particolarmente interessante è il fatto che i livelli di fiducia nelle principali economie europee sono rimasti invariati o hanno evidenziato solo una lieve flessione nel terzo trimestre, mentre l’ottimismo nelle economie minori è cresciuto notevolmente, soprattutto in molti dei paesi duramente colpiti dalla recente crisi della zona euro. Germania e Francia sono rimaste stabili, con un calo marginale di circa mezzo punto, rispettivamente, a 55,7 e 57,0. D’altro canto, il Regno Unito ha ceduto 3,9 punti passando da 65,3 a 61,5. La fiducia è invece aumentata di 12,1 punti (da 42,7 a 52,8) in Grecia e di 7,7 punti in Spagna (da 66,4 a 74,1).

SEI MESI DECISIVI. Prosegue l’ottimismo dei Ceo per le prospettive di breve termine: maggior parte dei leader aziendali mantiene un atteggiamento positivo riguardo allo scenario economico del prossimo futuro. In un orizzonte di sei mesi, il 41% dei Ceo prevede un miglioramento delle condizioni economiche e di business a favore delle proprie aziende, mentre solo il 14% teme un peggioramento della situazione. Positivo è anche l’outlook per i singoli componenti dell’indice, ovvero vendite, occupazione e investimenti fissi: la maggior parte degli intervistati (60%) prevede un aumento del fatturato nei prossimi 12 mesi (6% in flessione); nel 30% delle aziende ci sarà probabilmente un ampliamento del personale (nel 7% dei casi un calo); infine, il 39% degli intervistati mira a un incremento degli investimenti fissi (l'8% pensa di ridurre).

 

BENE L'ITALIA. In Italia, la fiducia è salita di 1,5 punti a quota 59,6, notevolmente superiore rispetto al 58,1 dell'indice di fiducia globale. Rispetto al clima aziendale di sei mesi fa, il 64% degli intervistati ha riferito che le condizioni sono migliorate e la stessa percentuale si aspetta un ulteriore miglioramento nei prossimi sei mesi. Gli amministratori delegati italiani sono ottimisti anche riguardo alle vendite sui prossimi 12 mesi: il 73% ritiene ci siano le condizioni per migliorare, contro il 64% del mese di luglio.

MAL DI CINA. «I risultati suggeriscono che i leader aziendali in Europa mantengono un cauto ottimismo riguardo alle prospettive di crescita a breve termine e le preoccupazioni sul futuro dell’euro sembrano essersi affievolite, almeno per ora», ha dichiarato Anil Kumar, presidente di Ransat Group e membro di Ypo Europe One e London Mayfair. «Il perdurante contesto di bassi tassi d’interesse, il calo dei prezzi petroliferi e la svalutazione dell’euro stanno stimolando la crescita e, in un certo senso, proteggendo i Ceo europei dall’impatto del rallentamento in Cina, evidentemente più sentito in altre regioni. Guardando al 2016, i leader aziendali dovranno monitorare attentamente i mercati finanziari e i principali indicatori economici».