Sergio Marchionne

Sergio Marchionne nel corso della puntata
'Che tempo che fa' di Fabio Fazio

Ha ragione o ha torto? A favore o contro? Le parole di Sergio Marchionne nel corso dell’intervista a ‘Che tempo che fa’ hanno infiammato il dibattito politico che, come spesso accade, invece di affrontare il problema sollevato dall’ad Fiat sulla competitività industriale, ha preferito spostare l’attenzione sulla lotta tra schieramenti. Domenica sera Sergio aveva sottolineato: “Per Fiat sarebbe meglio tagliare l’Italia. Non un euro di utile arriva da qui”. Apriti cielo. Politici, sindacati, imprenditori: tutti a favore o contro l’ad italo-canadese. Subito è arrivata la replica patriottica del presidente della Camera e leader di Fli, Gianfranco Fini, che ha fatto notare al manager “più canadese che italiano” che se il Lingotto oggi “è un grande colosso lo deve al contribuente italiano”. Critiche anche dall’opposizione con il leader del Pd, Pierluigi Bersani, che si schiera, ovviamente, dalla parte dei lavoratori (“Sto con chi rischia di perdere il posto di lavoro, perché ci sono in gioco dei diritti”), ma anche dal vertice dell’Idv con Antonio di Pietro che, non amando mezze misure, attacca: “parole offensive e vergognose”.
Le imprese, più vicine ai problemi di Fiat fanno muro con Marchionne e affidano al vice presidente di Confindustria le loro parole di sostegno: “Come parti sociali e con il governo abbiamo il dovere di far tornare il Paese competitivo”. I sindacati prendono la palla al balzo e sottolineano le parole di critica sollevate da Marchionne. “Ha colto nel segno” afferma il numero uno della Cisl Raffaele Bonanni. Il leader della Cgil Guglielmo Epifani argomenta: “La verità è che i nostri prodotti non incontrano il mercato e se produci meno, con tanta Cig, è difficile guadagnare e fare utili”. Aggiunge il segretario generale della Uil Luigi Angeletti: “Che in Italia ci sia un problema di competitività non lo scopre certo Marchionne. L'importante è che sia disposto ad accogliere le sfide, non solo a parlarne”.
Il Pdl rimane diviso tra elogi e critiche. Il coordinatore Sandro Bondi dichiara: “Le affermazioni di Marchionne chiamano in causa problemi veri con i quali tutti dovremmo confrontarci”. Critico, invece, il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi che giudica “ruvida e non tanto condivisibile” la denuncia di Marchionne.

Insomma, tante parole ma pochi fatti concreti. Tante critiche alle parole di Marchionne, ma non ai dati sulla competitività industriale, che peraltro arrivano dalla classifica del World Economic Forum. È un po’ questo il grosso limite della politica italiana in questo momento: molta demagogia e lo sguardo rivolto sempre all’elettore, soprattutto in questo clima di instabilità di governo. Nessuno ha voluto affrontare un tema vero, economico, difficile, nonostante lo share del programma di Fabio Fazio (quasi 6 milioni di spettatori) abbia sottolineato l’interesse sul futuro della Fiat (e dei lavoratori) da parte dei cittadini che, in un sondaggio di SkyTg24 , hanno dimostrato di essere d’accordo con Sergio Marchionne. Forse ha ragione il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino: “Un partito non dovrebbe limitarsi a fare il tifo per o contro ma deve indicare una strada, provare a lanciare una sfida”. Sicuramente il commento più elegante è stato quello del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: no comment.