Sergio Marchionne © GettyImages

Sergio Marchionne

Nonostante le difficoltà sul mercato europeo, nel suo insieme Fiat “è sana e in ottima forma”, si prevedono ricavi pari a 77 miliardi di euro e utili più alti nella storia (tra 3,8 e 4,5 miliardi); per questo motivo l’azienda conferma gli obiettivi previsti per il 2012 e, soprattutto, conferma l’impegno verso l’Italia. È quanto annunciato dall’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne che, intervenendo all’assemblea dell’Unione industriale di Torino, ha risposto con i numeri e a parole alle critiche rivolte a tutto il management di Fiat per un possibile passo indietro dell’azienda sul territorio italiano. “Come la più grande impresa privata italiana – ha affermato – faremo tutto il possibile per contribuire alla risoluzione dei temi in agenda”.

TUTTI SULLA STESSA BARCA. Il momento, tuttavia, non è dei migliori: “La nostra Fiat si trova sulla stessa barca di tutti gli altri costruttori, tanto i produttori di massa quanto marchi premium – ha sottolineato Marchionne – C'è chi ha annunciato chiusure di stabilimenti, chi sta contando l'entità delle perdite, chi taglia gli investimenti, chi ha lanciato profit warning e chi chiede aiuti al governo. Finalmente, però, sta venendo a galla il vero problema. Ora anche gli altri produttori si stanno accorgendo che è necessario affrontare l'handicap che storicamente e in modo cronico grava su questa industria: l'eccesso di capacità produttiva”.

I PROBLEMI DELL’ITALIA. Se, come confermato dal premier Mario Monti, Fiat non ha chiesto aiuti finanziari al governo, quel che è certo è che l’a.d. Fiat vorrebbe un aiuto dal punto di vista normativo: l’esecutivo “deve fare la sua parte per rimuovere quelle zavorre che stanno ancorando il nostro Paese al passato. Siamo il Paese in cui sulle imprese gravano le tasse più alte d'Europa, la giustizia più lenta, l'elettricità e il gas più cari, la burocrazia più contorta – ha aggiunto – Alla lista delle inefficienze si aggiungono infrastrutture che sono tra le peggiori d'Europa, pratiche per l'export tra le più difficili, un costo del credito tra i più elevati, la piaga della corruzione. E siamo, ovviamente, gli ultimi per produttività”.

IL FALLIMENTO DI MARCHIONNE. Il manager Fiat non risparmia critiche al suo operato e ammette di non essere riuscito a “coinvolgere un partner nelle nostre attività in Italia. Dichiaro il mio completo fallimento. Non c'è nessuno che voglia accollarsi anche una sola delle zavorre italiane”. Poi ha aggiunto: “Vorrei essere chiaro su un punto: non sono i lavoratori, non è la nostra gente il problema. Il sistema lo è”.

LA RISPOSTA A DELLA VALLE. Infine la risposta, secca, alle critiche rivoltegli dall’imprenditore Diego Della Valle che ha definito i vertici Fiat degli “improvvisati (Leggi). “Non parliamo di gente che fa borse, io faccio autovetture – ha risposto – Bisognerebbe dirgli che quanto lui investe in un anno in ricerca e sviluppo noi non ci facciamo nemmeno una parte di un parafango. La smetta di rompere le scatole”.