Emma Marcegaglia © GettyImages

Emma Marcegaglia

La misura è colma, o almeno lo è per il presidente degli industriali, Emma Marcegaglia che da Cernobbio, dove è in corso la quarta edizione degli Stati Generali di Confindustria, fa sentire la propria voce. “Alla politica chiediamo con fermezza una scelta chiara e netta, non come fatto finora, a supporto delle riforme a costo zero, di cui questo Paese ha bisogno”. Per la Marcegaglia, che qualche giorno prima aveva sottolineato il proprio pessimismo sulla fase politica italiana (“non è più in gradi di mediare tra interessi diversi allora lo facciamo noi, ci automediamo), il momento delle dichiarazioni di facciata è finito, ora “devono seguire i fatti perché non si può più andare avanti”. Il presidente di Confindustria punta il dito su questa situazione di incertezza a giustificazione dei mancati investimenti esteri nel nostro Paese. “C’è poca chiarezza nelle regole – continua –. Avere un eccesso di regole non è più sostenibile. Da oggi diventeremo una voce ancora più forte. Comprendiamo che non si possono spendere troppi soldi ma chiediamo che si riducano le spese e si dia vita ad una stagione delle riforme a costo zero. Su poche cose ma chiare, lo Stato deve investire – aggiunge il presidente Marcegaglia – e tra queste la ricerca, l'innovazione, la scuola e l'università”.

Aiuti Ue all’Irlanda: “Non vedo rischi per l’Italia”
Il numero uno degli industriali ha commentato il piano da 80-90 miliardi di aiuti dell’Unione Europea all’Irlanda. “Deve essere salvata – commenta – e spero che ci siano meno tensioni sui mercati finanziari. È importante che l'Europa rimanga unita e vada avanti in questo salvataggio”. Sulla situazione italiana il presidente di Confindustria è fiduciosa: “Non credo vi siano rischi per l'Italia, che ha un debito alto, ma conti in ordine: il nostro rapporto tra deficit e Pil è di circa il 5%, mentre questi paesi che sono sotto attacco hanno un rapporto del 15-14%”.

Federalismo: “Chi è pronto parta prima”
Infine un commento sul Federalismo che non vedrà la luce prima del prossimo anno. “Chi ha la possibilità, la capacità è giusto che parta prima – sottolinea -. La Lombardia è pronta e stare fermi ad aspettare chi è indietro è una politica suicida per tutti. In un paese come l'Italia che ha regioni tra le più sviluppate e le meno sviluppate d'Europa non possiamo pensare a una soluzione uguale per tutti: federalismo deve significare che chi è pronto parta prima degli altri. Se applichiamo il federalismo nel 2013 o nel 2014, forse non ci saranno più le aziende alle quali applicarlo”.