La crisi ci sta riportando agli anni ’90. Nel 2010 il reddito delle famiglie italiane è risultato inferiore in termini reali (ovvero al netto dell’inflazione) a quello registrato nel lontano 1991. A decretarlo l’ultima indagine della Banca d’Italia sui redditi delle famiglie italiane. Dall’indagine emerge una fotografia piuttosto sbiadita nel nostro Paese. Un’istantanea fatta di aumento della povertà, dell’indebitamento e della vulnerabilità finanziaria. Ma non solo, a cresecere è anche il divario tra ricchi e poveri.

Il reddito. Nel 2010 il reddito familiare medio annuo, al netto delle imposte sul reddito e dei contributi sociali, è risultato pari a 32.714 euro, 2.726 euro al mese. Il reddito equivalente, ovvero quello calcolato tenendo conto della dimensione e della composizione del nucleo familiare, si è attestato sui 18.914 mila euro per individuo, un valore inferiore, in termini reali, dello 0,6% a quello osservato con l’indagine sul 2008. Se il reddito da lavoro dipendente si è attestato a 16.559 euro, pressoché lo stesso livello in termini reali rispetto al 2008 (-0,3%), quello da lavoro indipendente è risultato invece di 20.202 euro, con una diminuzione del 2,3%.

La ricchezza. La ricchezza familiare netta, data dalla somma delle attività reali (immobili, aziende e oggetti di valore) e delle attività finanziarie (depositi, titoli di Stato, azioni, ecc.) al netto delle passività finanziarie (mutui e altri debiti), presenta un valore mediano di 163.875 euro. Il 10% delle famiglie più ricche possiede il 45,9 per cento della ricchezza netta familiare totale (44,3% nel 2008). La concentrazione della ricchezza, misurata in base all’indice di Gini (come un bene è distribuito nella popolazione con 0 a segnare l’ottimo) , è risultata pari a 0,62, in lieve aumento rispetto alla precedente rilevazione del 2008 (0,61).

I debiti. La percentuale di famiglie indebitate è pari al 27,7% del totale. L’indebitamento, risulta più diffuso tra le famiglie a reddito medio-alto, con capofamiglia di età inferiore ai 55 anni, lavoratore indipendente o con elevato titolo di studio. Le passività sono costituite in larga parte da mutui per l’acquisto e per la ristrutturazione di immobili. Il debito residuo per le famiglie che usufruiscono di almeno un finanziamento corrisponde in media a poco più di un’annualità di reddito; il valore sale a quasi due annualità considerando le sole famiglie con mutui per l’acquisto di immobili. La vulnerabilità finanziaria, convenzionalmente identificata da una rata per il rimborso dei prestiti superiore al 30 per cento del reddito, riguarda l’11,1 per cento dei nuclei indebitati e si concentra presso le famiglie con entrate modeste. Il fenomeno appare stabile rispetto al passato.

La fiducia. Nel 2010 il 29,8% delle famiglie reputava le proprie entrate insufficienti a coprire le spese, il 10,5%le reputava più che sufficienti, mentre il restante 59,7 per cento segnalava una situazione intermedia. Rispetto alle precedenti rilevazioni emerge una tendenza all’aumento dei giudizi di difficoltà.

Le dimensioni. Nel 2010 le famiglie italiane risultano composte in media da 2,53 componenti e 1,63 percettori di reddito, circa 1,5 componenti per ogni percettore. Negli ultimi trent’anni la distribuzione delle famiglie per tipologia si è fortemente modificata. In particolare, sono diminuite le coppie con figli 3, che da circa il 60% nel 1980, costituiscono ora poco meno del 40% delle famiglie italiane. Allo stesso tempo, sono cresciute le coppie senza figli (dal 20 al 23,9%) e le famiglie mono-componente (passate dal 10,5% al 24,9%).

L’aumento della povertà. La quota di individui poveri, convenzionalmente identificati da un reddito equivalente inferiore alla metà della media (18.914 mila euro per individuo) è oggi pari al 14,4%, in aumento di un punto percentuale rispetto al 2008. Tale quota supera il 40% tra i cittadini stranieri.