Non risparmia nessuna forma giuridica, nessuna area geografica e nessun macro-settore la crescita a doppia cifra dei fallimenti di imprese italiane rilevata dall’Osservatorio Cerved Group nei primi nove mesi del 2013. Tutte le procedure di chiusura aziendale sono infatti ai massimi da oltre un decennio e i dati del terzo trimestre non rassicurano: da luglio a settembre di quest’anno si contano altri 2.500 fallimenti, 14 mila liquidazioni volontarie e oltre 680 procedure di insolvenza diverse dai fallimenti. Dati che pesano ulteriormente sul già difficile bilancio per il sistema delle imprese: nei primi nove mesi del 2013 le chiusure aziendali raggiungono così quota 62 mila, il 7,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2012 e il 12% in più se si considerano solo i fallimenti (arrivati a sfiorare quota 10 mila).
Un fenomeno che, oltre a coinvolgere tutti i vari settori, interessa l’Italia intera: nel Nord Est - dopo una diminuzione dei primi nove mesi del 2012 - quest’anno è in un aumento del 18%, mentre al Sud e nelle Isole cresce del 12%, nel Nord Ovest dell’8,9% e al Centro del 12%. Analizzando i settori, la manifattura inverte il trend positivo registrato nel corso del 2012, con un +11,7% di fallimenti aziendali a cui va sommato il +14% nei servizi e il +9,7% nelle costruzioni.
Ma ad aumentare sono state soprattutto le liquidazione delle cosiddette scatole vuote: salgono a 25 mila le società di capitale (+75% negli ultimi nove mesi) che non hanno depositato alcun bilancio nell’ultimo triennio - con un aumento più marcato nel Nord Ovest e nel Nord Est - mentre diminuiscono dello 0,9% le liquidazione tra le società di persone.
Prova della natura sistemica della crisi che sta colpendo le imprese italiane sono anche i concordati preventivi che, trascinati dal boom di domande in bianco, segnano un +91% dall’ultimo gennaio a settembre e le procedure di insolvenza che, come segnala sempre l’Osservatorio Cerved, crescono del 62%. Non resta che aspettare l’ultimo trimestre per archiviare un anno nero per le imprese, sperando che qualcosa possa cambiare nel 2014.