Europa: gli stipendi non bastano

Foto di mohamed Hassan da Pixabay

In Europa, il costo della vita cresce a un ritmo molto più elevato degli stipendi. E così i cittadini non riescono ad attivare forme di pensione integrativa e a mettere da parte molti risparmi. A dirlo è il Barometro Intrum, che ha messo a confronto le risposte di 24mila europei di 24 Paesi, stilando poi una classifica Ue del benessere finanziario. Ebbene, per il 45% degli intervistati l’aumento della busta paga è inferiore a quello degli impegni finanziari ricorrenti, come le bollette, il mutuo e le spese alimentari. Il risultato è che il 43% del campione teme che i costi che è costretto ad affrontare ogni mese influiscano negativamente sul proprio benessere, percentuale che sale al 48% in presenza di bambini. Se il 75% dei consumatori riesce a mettere da parte una piccola parte della propria retribuzione, ben il 52% sa di non stare risparmiando abbastanza. E, infatti, un terzo dei cittadini è sicuro che avrà difficoltà una volta uscito dal mondo del lavoro. Nonostante ciò, solo il 30% risparmia in vista dell’integrazione della pensione. Al primo posto fra i motivi che spingono a mettere da parte un piccolo gruzzoletto c’è la paura di spese improvvise, seguita da viaggi e consumi.

Le maggiori difficoltà si registrano nelle nuove generazioni: il 24% dei giovani (l’anno precedente erano il 20%) ha ammesso di aver richiesto prestiti o utilizzato tutti i plafond delle carte di credito per far fronte agli impegni mensili. Fra i ragazzi di età compresa fra i 18 e i 21 anni, questa percentuale sale al 31%. I social network e gli shop online non facilitano le cose perché spesso spingono a fare acquisti non necessari.

Anche in Italia gli stipendi sono insufficienti

E gli italiani come si inseriscono in questo panorama? L’84% riesce a mettere da parte una piccola parte dello stipendio ogni mese: il 9% in più, quindi, della media europea. Per il 53%, però, i risparmi sono inferiori a quelli desiderati e per il 40% forse non saranno in grado di garantire un tenore di vita confortevole una volta arrivati alla pensione. Rispetto al resto degli europei, facciamo meno affidamento ai prestiti: il 22% dei nostri connazionali ha chiesto denaro (mutui a parte) per far fronte alle spese comuni negli ultimi 6 mesi contro il 24% dei nostri “vicini”.

Per quanto riguarda la classifica del benessere finanziario, l’Italia non brilla, ma non va nemmeno male: conquista la nona posizione, con 6,35 punti, appena sopra la media europea di 6,21 punti. Il Paese migliore è la Germania (6,89) e quello peggiore la Grecia (5,3). Mercati comparabili come la Francia e la Spagna si trovano dietro di noi (14esima e 13esima rispettivamente), mentre il Regno Unito è subito sopra di noi. La pagella peggiore per la nostra Penisola è quella relativa all’educazione finanziaria: solo il 58% degli italiani è in grado di assegnare alle definizioni basilari della finanza i termini corrispondenti (come inflazione e tasso d’interesse variabile). E, infatti, in questa voce siamo al 16esimo posto su 24.