bernardo caprotti esselunga

Le liti tra gli eredi potrebbero consegnare Esselunga alla Cina. Il colosso cinese dell'immobiliare e dell'energia Yida International Investment ha offerto 7,5 miliardi di euro per il gruppo. L'offerta presentata a tutti gli azionisti di Supermarkets Italiani e dell'immobiliare Villata arriva sotto forma di manifestazione d'interesse vincolante subordinata ad una due diligence. Si tratta di una cifra che spariglia le carte: il gruppo era stato valutato dai fondi di private equity Blackstone e Cvc tra il 4 e i 6 miliardi, il 25% in meno.

ESSELUNGA, I CINESI DI YIDA OFFRON0 7,5 MILIARDI

L'offerta spiazza così la governance aziendale, rappresentata da Marina Caprotti insieme alla madre Giuliana Albera, che gestisce il 70% dei supermercati e il 55% dell'immobiliare . Contravvenendo al testamento del padre, Marina puntava a proseguire nella gestione dell'azienda da 7,54 miliardi di fatturato. Con questo scopo era entrato nel consiglio della società anche il marito di Marina, Francesco Moncada di Paternò, mai coinvolto da Bernardo ma citato nel testamento. Si riapre così la partita con i figli di primo letto, Giuseppe e Violetta, ex collaboratori e poi estromessi dalla gestione dal fondatore al termine di una lunga lite giudiziaria.

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Con lungimiranza, nel suo testamento Bernardo Caprotti aveva chiesto agli eredi di cedere Esselunga a un grande gruppo internazionale. «E' troppo pesante condurla» le sue parole, «pesantissimo possederla. Questo Paese cattolico non tollera il successo. Occorre trovarle, quando i pessimi tempi italiani fossero migliorati, una collocazione internazionale. Ahold sarebbe ideale. Mercadona no». Marina puntava però a liquidare i fratellastri per portare avanti da sola l'azienda, ma non aveva liquidità sufficiente per poter far scattare l'operazione. Ora Yida potrebbe mettere (quasi) tutti d'accordo forzando gli eredi alla cessione: contenti tutti, tranne i clienti affezionati al lascito del patron.