BusinessPeople

Offrire sia il bastone che la carota

Offrire sia il bastone che la carota Torna a Economia, Italia imprigionata dall'evasione
Venerdì, 20 Gennaio 2017

Il parere di Vladimiro Giacchè, presidente del Cer (Centro Europa Ricerche)

Professore, innanzitutto condivide la diagnosi del fenomeno del nanismo industriale delle imprese in Italia? Ovvero l’incentivo a rimanere piccoli dato dall’evasione?
Sì, è una delle cause decisive, in effetti. Del resto quello che si diceva un tempo, ovvero che era per l’articolo 18 che le aziende rimanevano piccole, alla verifica fattuale si è rivelato falso. Effettivamente negli anni c’è stata come un’agevolazione tacita, sotto forma di minori controlli fiscali, alle piccole imprese, che però è stata anche causa di una maggiore tendenza a rimanere di ridotte dimensioni, con conseguenze in termini di competitività e spinta all’innovazione

Allora lei concorda con la ricetta della Banca d’Italia che punta sull’abbattimento dell’evasione come strada da privilegiare anche al calo delle imposte?
In realtà penso che le due cose debbano andare insieme, si deve offrire “il bastone e la carota”, l’emersione andrebbe agevolata abbassando le tasse. Certamente, vanno rafforzati in modo intelligente anche gli strumenti di recupero dell’evasione, visto che la proporzione tra gettito mancante stimato e quello che viene recuperato con i controlli ogni anno è veramente piccola, ma dopo questo periodo di crisi non si può pensare solo di usare la repressione.

Ma ai fini di un miglioramento della competitività delle imprese quale sarebbe lo strumento più efficiente da utilizzare a suo avviso?
Si dovrebbe fare un discorso più ampio, perché, anche senza voler eludere il problema dell’evasione fiscale o del peso delle tasse, soprattutto negli ultimi anni molto della perdita di competitività del sistema economico italiano è attribuibile alla perdita di almeno due dei tre vantaggi che un tempo possedevamo, ovvero la possibilità di manovrare il cambio, un costo del lavoro minore della media dei 15 Paesi della Ue prima dell’allargamento e un’evasione fiscale che effettivamente funzionava come vantaggio di costo.
Il primo è andato perduto con l’entrata nell’euro, il secondo lo abbiamo perso soprattutto per un’attività di vero e proprio “dumping sociale” da parte della Germania, la quale ha abbassato in termini reali i salari soprattutto nel campo manifatturiero con un‘operazione che ci si aspetterebbe da un piccolo Paese dell’Est che può competere solo sul costo del lavoro, e non da parte di una potenza economica mondiale.

Se così stanno le cose, allora quale sarebbe la strada migliore che lo Stato potrebbe intraprendere per le aziende italiane?
Favorire gli investimenti, sia privati che pubblici, che poi a loro volta trascinano quelli privati. Vi è stato un tale crollo degli investimenti a livello industriale, in alcune Regioni anche del 50%, e una tale distruzione di capacità produttiva che solo una seria politica industriale può ricostruire un tessuto economico competitivo anche all’esterno e ristabilire una certa domanda interna.

POTREBBERO INTERESSARTI
Copyright © 2020 - DUESSE COMMUNICATION S.r.l. - Tutti i diritti riservati - Privacy Policy - Credits: Macro Web Media