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L’euro? La monetaria europea funziona e grazie all’Unione europea l’Italia ha resistito meglio alla crisi economica mondiale. Sono solo alcuni dei temi trattati dal governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi nel corso del suo intervento a una lezione sull'euro all'Università Cattolica di Milano. Per Draghi, possibile candidato alla presidenza della Bce, senza l'Unione europea e alcuni Paesi europei, tra cui l'Italia, “avrebbero potuto essere travolti dalla crisi economica e finanziaria. Alla crisi globale degli ultimi tre anni la politica monetaria dell'area ha dato una risposta pronta, decisa. Le aspettative d'inflazione sono rimaste saldamente ancorate anche nel pieno della crisi, permettendo di agire per preservare il funzionamento dei mercati, sostenere il credito, evitare il tracollo dell'economia. I tassi di mercato monetario - continua - sono stati portati vicini allo zero e sono state adottate misure eccezionali di creazione di liquidità”.

La moneta unica
Un concetto chiaro per sottolineare come la moneta unica non debba essere messa in discussione. “L'euro - aggiunge Draghi - è oggi la seconda valuta internazionale: la sua incidenza nelle riserve valutarie mondiali è del 27 per cento. Prima dell'Unione, quella delle valute sostituite dall'euro era cumulativamente del 18 per cento”. I risultati del patto per l’euro, però, seppur incoraggianti, non sono ancora sufficienti. Il patto per l'euro “amplia il fuoco dell'attenzione agli squilibri macroeconomici, rafforza la disciplina di bilancio nell'area, migliora i meccanismi di sostegno ai paesi che entrino in difficoltà finanziarie. Era un passo necessario per non incrinare pericolosamente quello spirito comunitario che è la linfa dell'euro” spiega il governatore di Bankitalia che sottolinea come “nelle sedi di decisione politica potranno essere sanate mancanze o indeterminatezze riguardanti il patto”.

Risanamento dei conti, no a tasse insopportabili
Draghi ha poi parlato degli effetti della crisi che “non sono destinati a passare in poco tempo, ma dureranno per molti anni. Lo sforzo di risanamento dei conti pubblici e di ristrutturazione del settore bancario durerà a lungo. Non è una battaglia che si vince in un giorno”. Il risanamento dei conti, però, non deve passare dall’aumento delle aliquote fiscali. “È fuori discussione – afferma – comprometterebbe l'obiettivo della crescita e sottoporrebbe i contribuenti onesti a una insopportabile vessazione. Le aliquote andrebbero piuttosto diminuite, man mano che si recuperino evasione ed elusione”.