Draghi: l’Europa ha rallentato più del previsto. Serve una svolta

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Dopo otto anni di mandato, Mario Draghi lascia la guida della Banca centrale europea (Bce). E lo fa con un discorso al Parlamento europeo piuttosto pessimista. L'ex governatore della Banca d'Italia, infatti, prima si è detto preoccupato perché l’economia del Vecchio Continente è rallentata più di quanto la Bce stessa avesse previsto (e, per ora, non sembra dare segnali di ripresa), poi, ha invitato a “rivedere” le regole della zona euro perché è vero che in passato hanno aiutato a tenere sotto controllo il debito, ma ora potrebbero non essere sufficienti per invertire la rotta. In effetti, secondo le stime, la crescita del Pil reale dell’area euro sarà dell’1,1% nel 2019 e dell’1,2% nel 2020: rispettivamente 0,6 punti e 0,5 punti percentuali in meno rispetto alle proiezioni di dicembre 2018. Nella sua ultima audizione di fronte alla commissione Affari economici dell’Eurocamera, Draghi ha ricordato che l’attuale stagnazione è dovuta principalmente a tre fattori: la debolezza del commercio internazionale, le incertezze legate alle politiche protezionistiche e i fattori geopolitici.

Per uscire da questo stallo, secondo Draghi, è necessario innanzitutto mantenere una politica monetaria accomodante per un periodo di tempo prolungato. Ma ciò non basta. Serve anche una svolta: i Paesi che hanno spazio di bilancio (come la Germania) dovranno spendere e “agire in modo efficace e tempestivo”, mentre quelli che hanno un debito pubblico elevato (come l’Italia) dovranno perseguire “politiche prudenti”. L’Italia, oltre a tenere sotto controllo i conti, dovrà anche attuare riforme strutturali importanti. In particolare, serviranno “una riforma del mercato lavoro, ma anche aumentare la concorrenza che forse è anche più importante. E una riforma del settore giudiziario, educativo, della ricerca”, ha affermato l’economista.