Mario Draghi © GettyImages

No giovani, no crescita. Può essere riassunta così la tesi su cui insiste Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia che fra meno di un mese volerà a Francoforte per assumere il ruolo di presidente della Banca centrale europea. “L’Italia cresce poco perché non punta sui giovani”, afferma Draghi nel suo intervento intervento 'Giovani e crescita’ al seminario dell'Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà. Senza l’utilizzo del patrimonio di conoscenza, l’entusiasmo e la capacità di innovazione delle nuove generazioni, spiega il governatore, è difficile produrre crescita. Sono troppi i nodi strutturali che “strozzano la nostra economia – aggiunge – Si stanno sprecando risorse preziose; stiamo mettendo a repentaglio non solo il loro futuro ma quello del Paese intero”.
Da qui l’ennesimo invito alle istituzioni: “uscire dalla stagnazione riavviando lo sviluppo con misure strutturali. Occorre rimuovere una serie di vincoli e restrizioni alla concorrenza e all'attività economica, definire un più favorevole contesto istituzionale per l'attività delle imprese, promuovere una maggiore accumulazione di capitale fisico e di capitale umano”. In particolare il numero uno di Bankitalia sottolinea la necessità di “favorire i processi di riallocazione dei lavoratori tra imprese e settori per cogliere più prontamente le opportunità di crescita sui mercati globali; occorre inoltre ridurre il grado di segmentazione del mercato del lavoro, oggi diviso in settori protetti e non protetti, intervenendo sulla regolamentazione delle diverse tipologie contrattuali ed estendendo la copertura degli istituti assicurativi”.
Draghi non dimentica il settore della formazione che, secondo il numero uno di via Nazionale, “è indispensabile per incrementare lo stock di capitale umano, oggi inferiore in quantità e qualità rispetto ai Paesi con cui competiamo sui mercati”. Questi interventi, conclude Draghi, “si rifletterebbero in un miglioramento anche delle opportunità economiche e professionali dei giovani”.