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Razionalizzare la spesa, voce per voce, senza tagli lineari. È la ricetta del governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, per raggiungere quell’obiettivo del pareggio di bilancio previsto per il 2014 e dare così stabilità alla crescita. Non va trascurata, inoltre, la riduzione del peso delle tasse per imprese e lavoratori. “Oggi bisogna ricondurre il bilancio pubblico a elemento di stabilità e di propulsione della crescita economica – afferma il banchiere nel suo intervento all’assemblea generale di Bankitalia - portandolo senza indugi al pareggio”. Bisogna allora procedere sia “a una ricomposizione della spesa a vantaggio della crescita”, sia ridurre “l'onere fiscale che grava sui tanti lavoratori e imprenditori onesti”.
Draghi giudica “appropriata” la scelta dell’obiettivo di pareggio del bilancio nel 2014 e condivide anche la scelta di anticipare a giugno la definizione della manovra correttiva per il 2013-14. Questa manovra, però, dovrà essere “tempestiva, strutturale, credibile agli occhi degli investitori internazionale, orientata alla crescita”, perché così consentirebbe un calo dei tassi sul debito pubblico.
Ma per il governatore candidato alla Bce, in ottica di miglioramento del bilancio non serve ridurre l’investimento o aumentare le entrate: va ridotta la spesa che serve alla gestione pubblica “di oltre il 5% in termini reali nel triennio 2012-14, tornando, in rapporto al Pil, sul livello dell'inizio dello scorso decennio”. Ma la riduzione della spesa non dovrà essere operata con tagli uniformi che potrebbe danneggiare amministrazioni virtuose e “inciderebbe sulla già debole ripresa dell'economia, fino a sottrarle circa due punti di Pil in 3 anni”. No, per il banchiere, presidente del Finanzial Stability Board, serve invece “un'accorta articolazione della manovra, basata su un esame di fondo del bilancio degli enti pubblici, voce per voce, commisurando gli stanziamenti agli obiettivi di oggi, indipendentemente dalla spesa del passato”.
L’ultimo nodo da sciogliere, forse più importante, è quello delle tasse. “Andrebbero ridotte in misura significativa le aliquote, elevate, sui redditi dei lavoratori e delle imprese – afferma Draghi – compensando il minor gettito con ulteriori recuperi di evasione fiscale, in aggiunta a quelli, veramente apprezzabili, che l'amministrazione fiscale ha recentemente conseguito”. E questo “incluso l'Irap”, per colpa della quale “l'aliquota legale sui redditi d'impresa supera di quasi sei punti quella media dell'area dell'euro”. In quest’ottica il federalismo “può aiutare”, ma attenzione: “i nuovi tributi locali siano compensati da tagli di quelli decisi centralmente e non vi si sommino”.