Gli F-35 sono tra le spese militari più discusse

Le spese militari costano all'Italia 26 miliardi di euro all'anno. Almeno questo è il dato 2014: troppi per qualcuno, pochi per la Nato che chiede un maggiore impegno (il 2% del pil) mentre il dato italiano è in discesa dal 2005 (erano 31 miliardi allora). A impressionare è lo squilibrio tra gli investimenti per interventi militari e quelli per la cooperazione: dal 14% di quest'ultima componente dieci anni fa, il peso è sceso all'11%. In tutto si tratta di 2,9 miliardi contro 23,3-

Adesso sono gli Usa che chiedono un maggiore impegno contro la Russia, ma c'è ancora molto da fare come rivelano i dati Openpolis per Repubblica : nel 2014 solo Stati Uniti, Francia, Grecia, Turchia, Regno Unito ed Estonia rispettavano l'obiettivo, mentre l'Italia in un decennio è scesa dal famoso 2% all'1,5%. Numeri destinati a scendere ancora nel corso di quest'anno quando verrà avvicinato il tetto dell'1%, a differenza di altri Paesi che stanno aumentando la spesa militare: la Grecia è passata dal 2,2 al 2,4%, la Polonia dall'1,8 al 2,2% e il Portogallo dall'1,3 all'1,4 per cento.

 

COOPERAZIONE. Non va meglio dal punto di vista della cooperazione, il cui impegno dovrebbe essere dello 0,7% del pil secondo gli accordi degli anni Settanta. La Svezia ci scommette l'1,1% del suo prodotto interno lordo, l'Italia invece è calata dallo 0,29% fino allo 0,16%. Ma c'è chi fa peggio di noi: sette Paesi tra cui Spagna, Grecia e Polonia. Nel calcolo va conteggiato anche il decreto missioni, cioè 8 miliardi investiti in sei anni dal 2009 al 2014 attraverso le consuete proroghe annuali. Qui l'unico dato in controtendenza: nel 2009 quasi 1,2 miliardi andavano sulle missioni militari contro i 123 milioni della cooperazione, mentre l'anno scorso alle missioni militari sono stati garantiti 936 milioni (in calo dopo il picco 2010-2011) e sulla cooperazione sono confluiti più di 136 milioni.

 

MISSIONI. Per quest'anno la somma destinata alla missioni è stata di 542 milioni per i primi nove mesi dell'anno (su un totale di 868 milioni stanziati), anche se è stata inserita la lotta al terrorismo. Bisogna aggiungere poi 170 milioni per i «processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e partecipazione». Benché resti tra gli argomenti meno dibattuti in Parlamento, con Matteo Renzi la cooperazione è entrata nella top 15: per quanto riguarda la destinazione dei fondi, nel 2013 più di 2,2 miliardi (su quasi 3 totali) erano destinati alle organizzazioni internazionali, mentre restavano per la gestione diretta solo 694 milioni.

Il Paese più supportato è stata l'Albania (28 milioni), davanti all'Afghanistan (27,9) e all'Etiopia (18,2), in totale il 17% dei fondi destinati a 113 Paesi. Sono sette Paesi gli Stati che hanno ricevuto più di 10 milioni, agli altri cento il 59% restante della somma 2013 (più del 41% del totale). Tuttavia, dal conto in realtà vanno eliminati 694 milioni utilizzati per la gestione dei rifugiati: si tratta del 43% della cifra, la più consistente davanti a infrastrutture e servizi sociali (il 25,56% del totale) e aiuti per i settori produttivi (8,33%).