Deficit: ecco perché La Francia non deve preoccuparsi, mentre l'Italia non può farne a meno

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Se per l’Italia il deficit pubblico è una grossa “gatta da pelare”, come mai non lo è per la Francia che, fra il 2008 e il 2017, ha sforato la soglia del 3% ben nove volte su dieci (solo nel 2018 è sceso al 2,56%)? Negli ultimi anni, il tema è sempre stato al centro del nostro dibattito politico e i Governi che si sono succeduti hanno dovuto affrontare più volte i richiami dell’Unione Europea su questo punto. I nostri vicini, invece, sono sempre stati abbastanza “naif” sulla questione. Eppure, già nel 2009 Bruxelles ha deciso di avviare contro il Paese allora guidato da Nicolas Sarkozy una procedura d’infrazione. Parigi, però, come abbiamo detto, non si è mai preoccupato particolarmente della problematica, tanto che la scorsa estate, dopo che la procedura è stata archiviata, Emmanuel Macron ha annunciato un maxi taglio delle tasse. L’operazione, da oltre 24 miliardi di euro, dovrebbe servire a rilanciare l’occupazione e l’economia interne. Ma in questo modo il deficit salirebbe di nuovo al 2,8%. Un dettaglio che per i francesi sembra del tutto insignificante. Del resto, Bruno Le Maire, il ministro dell’Economia francese, pur essendosi impegnato a rispettare gli impegni comunitari, ha dichiarato che l’obiettivo è “mantenere prioritariamente la nostra sovranità nazionale”. Insomma, lo Stato d’oltralpe non vuole che a dettare la sua linea economica sia l’Europa.  

Il deficit italiano non riesce a scendere

E l’Italia? Dopo l’annuncio di Macron è arrivata puntuale la replica di Luigi Di Maio, che rivendica gli stessi diritti per il nostro Paese. “Se è uno Stato sovrano la Francia lo è anche l’Italia e allora invece di esser più realisti del re dobbiamo iniziare a pensare ai cittadini prima che ai numerini” ha affermato il vice premier. Secondo Marco Valli, l’europarlamentare del M5s, “Macron riceve un trattamento privilegiato così può cercare di riconquistare i consensi a picco”. Ma non bisogna dimenticare che la nostra situazione non è paragonabile neppure lontanamente a quella di Parigi. Innanzitutto noi non potremmo mai permetterci l’apertura di una procedura d’infrazione sul deficit: il conseguente piano di rientro pluriennale, infatti, distruggerebbe i conti pubblici. Nonostante le ripetute infrazioni, la Francia ha un rapporto debito/Pil inferiore al 100%: si avvicina alla zona rossa, ma ha uno spread irrilevante, mentre quello dei titoli di Stato italiani supera quota 200. Inoltre, dobbiamo considerare che il debito pubblico italiano non riesce a scendere, tanto che è ancora oltre al 130% del Pil. Aumentarlo ulteriormente significherebbe far schizzare lo spread e andare diritti verso il default. Infine, noi non possiamo vantare una credibilità pari a quella dei francesi. In Europa nessuno si fida più dei nostri Governi.