Il presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, e il Sottosegretario, Graziano Delrio, durante la conferenza illustrativa del Documento di economia e finanza 2014 approvato dal Consiglio dei Ministri n.12

Nessun dietrofront: con un investimento tra i 6,6 e i 6,7 miliardi il governo interverrà sul taglio del costo del lavoro permettendo ai dipendenti che oggi guadagnano 1.500 euro mensili netti da Irpef di conseguire un guadagno in busta paga di circa 80 euro mensili. Anche le imprese saranno interessate dal taglio del costo del lavoro, almeno in linea teorica: si punta. Già nel breve periodo, a un taglio del 10% annuo dell’Irap. Sono queste le misure principali confermate nel Documento di economia e finanza approvato dal Consiglio dei ministri dell’8 aprile. Ma tra le misure presentate in conferenza stampa dal governo di Matteo Renzi, spuntano anche nuove misure, come l’aumento della tassa nei confronti delle banche sulle quote della Banca d’Italia. Ecco, in una sintesi dell’agenzia Ansa , le misure principali del Documento di economia e finanza per il 2014, nel quale si è ipotizzata una crescita del Pil pari allo 0,8%.

Indicatori di finanza pubblica: le tabelle del governo

- Aumento in busta paga. Il calo delle tasse dovrebbe portare circa 80 euro in più in busta paga ai lavoratori con un reddito intorno ai 23 mila euro. Da maggio a dicembre la misura costa 6,6-6,7 miliardi; 10 miliardi l'anno a partire del 2015. Il decreto col quale si sostanzierà il taglio arriva il 18 aprile sul tavolo del Consiglio dei ministri. Possibile un intervento anche sugli incapienti.

- Tassa sulle banche. Il governo intende innalzare dal 12% al 24-26% l'imposta sulle quote di via Nazionale detenute dalle banche. Protesta l'Abi.

- Taglio dell’Irap. Il taglio dell’imposta regionale sulle attività produttive sarebbe del 10% annuo, quindi, partendo nel 2014 a circa metà anno sarebbe la metà. I poco più di 2 miliardi che costa il taglio all'Irap arriva dall'aumento delle rendite finanziarie. Con un'aliquota che passa dal 20 al 26%.

- Incentivi alle imprese. Si parla di riorganizzazione da tempo gli aiuti alle imprese. Gli imprenditori si dicono pronti anche a rinunciare in cambio di un taglio 'congruo’ al carico fiscale. L'Irap appunto.

- Stipendi manager. Si punta a inserire un tetto ai loro stipendi: non potranno prendere più del presidente della Corte di Cassazione (poco più di 300 mila euro l'anno). Ma si potrebbe scendere anche più giù: 239 mila euro che è quanto viene riconosciuto al capo dello Stato.

- Tagli nella Pubblica amministrazione. Dalle matite alla carta igienica arriva il nuovo taglio. Le amministrazioni pubbliche dovranno garantire risparmi per circa 800 milioni. Bisogna tagliare la spesa 'improduttiva’ e aumentare i servizi. Nella sanità sono stati quantificati “10 miliardi di risparmi, non di tagli”, come precisato dal ministro Lorenzin.

- Via enti inutili. Il primo a finire nel mirino è stato il Cnel, ma sono moltissimi in Italia gli enti 'sopprimibili’. Il percorso non è semplice e i risparmi non sono certi. Anche perché normalmente il personale viene ricollocato sempre nella Pubblica amministrazione.

- Privatizzazioni. Il percorso è già avviato per Poste, Enav e Fincantieri. Ma potrebbe coinvolgere molto di più. A partire dalle quotate. Per l'anno in corso gli incassi dovrebbero arrivare a 12 miliardi. Dall'anno prossimo altrettanto dovrebbe andare a coprire il calo del debito pubblico.

- Debiti della P.a.. Si punta ad accelerare il pagamento dei debiti e a introdurre un meccanismo per evitare che il debito nei confronti delle aziende si riformi. Dai loro pagamenti lo Stato incasserà un miliardo in più di Iva.