«Bisogna incominciare a pensare a tagliare la spesa pubblica», commentato Giorgio Squinzi al nuovo record del debito pubblico © Getty Images

Si tratta di una vera e propria escalation: dopo il picco massimo di febbraio, quando il debito pubblico ha toccato quota 2.169 miliardi di euro, a marzo si registra un nuovo record, pari a 2.184,5 miliardi di euro. È quanto emerge dal Supplemento Finanza pubblica, fabbisogno e debito pubblicato dalla Banca d’Italia. Per quanto concerne i singoli sottosettori, aumentano sia le amministrazioni centrali (+14,2 miliardi) sia le amministrazioni locali (+1,1 miliardi), mentre risulta invariato il debito degli enti di previdenza. Quanto invece alle entrate tributarie, quelle contabilizzate a marzo nel bilancio dello Stato sono state 27,7 miliardi: +0,6% rispetto allo stesso mese 2014.

«Nel primo trimestre del 2015 le entrate tributarie sono state complessivamente pari a 85,7 miliardi, sostanzialmente in linea con quelle relative allo stesso trimestre dell'anno precedente», precisa la Banca d’Italia. Dall’analisi emerge inoltre che il debito è inferiore al fabbisogno del mese. Quest’ultimo ammonta a 18,6 miliardi ed è influenzato dall'effetto complessivo dell'emissione di titoli sopra la pari, dall'apprezzamento dell'euro e dalla rivalutazione dei titoli indicizzati all'inflazione (3,1 miliardi). Decisiva anche la diminuzione, pari a -0,2 miliardi, delle disponibilità liquide del Tesoro (a fine marzo pari a 78,9 miliardi; 61,9 miliardi a fine marzo 2014).

«Bisogna incominciare a pensare a tagliare la spesa pubblica», ha commentato Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria aggiungendo che l’andamento del debito è «un meccanismo tecnico, erano dati attesi e tutti gli istituti avevano previsto che quest'anno il debito sarebbe aumentato».