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Venticinque miliardi bruciati in meno di sei mesi: la macchina statale italiana continua a bruciare denaro nonostante le spending review annunciate dai vari governi.

A dirlo sono i dati di Unimpresa che inchiodano il governo: a fronte di entrate tributarie abbastanza stabili (solo +0,16%, segno che - tra gli altri - l'aumento dell'Iva non ha sortito gli effetti sperati), è esploso il costo delle amministrazioni pubbliche.

Ammonta a 192,6 miliardi di euro il conto di questo inizio 2014, contro i 164 dello stesso periodo del 2013: 28 miliardi in più, solo in parte attenuati dai risparmi sulle uscite in conto capitale (-3,7 miliardi) che vuol dire meno investimenti.

Trema il record del 2013 con 38,5 miliardi persi nonostante il boom delle tasse (465 miliardi di entrate tributarie), mentre il debito pubblico schizza a 2.166 miliardi di euro.

Ad appesantire il colpo per lo Stato italiano è l'arrivo dei calcoli dell'ufficio statistico Ue che nel primo trimestre 2014 vedono il rapporto debito/pil al 135,6%: solo la Grecia (174,1%) ci sopravanza in classifica, dietro di noi il Portogallo (132,9%). Chiudono la top 5 Cipro (112,2%) e Belgio (105,1%).

La top ten del debito pubblico in Europa:

PAESE %
Grecia 174,1
Italia 135,6
Portogallo 132,9
Cipro 112,2
Belgio 105,1
Spagna 96,8
Francia 96,6
Regno Unito 91,1
Ungheria 84,3
Slovenia 78,7

Fonte: Eurostat, media Eurozona 93,9%