Non solo Csr, la cultura in azienda vale anche di più

La corporate cultural responsibility comprende, ma non si limita, al mecenatismo

La sostenibilità non basta più, la Csr è un concetto valido ma insufficiente se non porta con sé la Ccr. Cioè la Corporate Cultural Responsability, ovvero la presa di coscienza del valore della cultura in azienda. Affronta questo tema l'e-book Dalla CSR alla “Corporate Cultural Responsibility", come valorizzare gli interventi delle imprese in cultura (scaricalo qui) presentato nei giorni scorsi e realizzato dal Comitato “Arte&Impresa: corporate cultural responsibility” dell’Associazione Civita, presieduto da Simonetta Giordani

CULTURA IN AZIENDA
Lo scopo del documento è di fornire indicazioni per l’inclusione della “responsabilità culturale” nella strategia di sostenibilità, rendendo “sistematico”, con obiettivi e risultati misurabili, l’impegno delle imprese in cultura, così come oggi avviene per le attività a tutela dell’ambiente o di carattere sociale. Su questa base viene proposto un possibile set di indicatori specifici per la rendicontazione degli investimenti in cultura nel bilancio di sostenibilità, utile alle imprese a misurare efficacia e ritorni dei propri investimenti in cultura.

Nell’ultimo decennio le aziende hanno sviluppato elevate competenze in ambito di responsabilità sociale ed ambientale. L’importanza strategica delle loro performance, oltre il perimetro di business, come garanzia di credibilità ed affidabilità dello stesso, è stata colta ormai da tempo dalla comunità finanziaria che, con crescente convinzione, manifesta interesse per l’engagement aziendale nelle politiche di sostenibilità. La cultura, dunque, ricopre un ruolo fondamentale, svolgendo non solo un’azione educativa ma anche di inclusione sociale e di stimolo allo sviluppo economico, dimostrandosi elemento irrinunciabile per una società evoluta.

CORPORATE CULTURAL RESPONSIBILITY IGNORATA

Come emerge dall’indagine, tale ambito è stato trascurato o solo in parte fatto ricondurre al “Capitale sociale” all’interno dei report di Sostenibilità o dei bilanci delle imprese. Le principali criticità risiedono nella difficoltà a standardizzare le macro-tipologie di interventi delle imprese nel settore, misurarne gli investimenti in termini finanziari e non, individuare gli obiettivi strategici per il soggetto promotore e definirne le esternalità prodotte: aspetti importanti e fino ad oggi poco approfonditi, a cui tale studio intende fornire parametri concreti e quantificabili.

L’analisi mille imprese italiane che hanno investito in cultura negli ultimi cinque anni, condotta da Unicab sotto il coordinamento del Centro studi “Gianfranco Imperatori”, dice che il 14% delle realtà interpellate sceglie di investire in cultura prevalentemente per motivi reputazionali e in modo molto spesso non continuativo (47%). Solo il 36% delle aziende redige un report integrato o un bilancio sociale, ma la cultura appare la grande assente: il 70% delle imprese lamenta infatti la mancanza di indicatori standard come il principale ostacolo all’inserimento nella rendicontazione di tali particolari investimenti. Inoltre, se la redazione di un autentico report di sostenibilità è ancora appannaggio di una minoranza di aziende di grandi dimensioni (il 36% del campione), mentre perdura l’assenza di indicatori specifici che possono essere utilizzati per rendicontare l’ammontare di risorse che l’impresa dedica ad attività culturali.