Grecia © GettyImages

Come spesso accade, le decisioni più importanti arrivano nella notte. L’Eurogruppo ha dato il via libera a quei 130 miliardi di aiuti economici necessari per salvare la Grecia dalla bancarotta (con i 110 miliardi sborsati con il primo programma del 2010, la cifra sale a 240 miliardi). L'erogazione del nuovo piano di aiuti avverrà in due anni, fino al 2014 e sarà finanziato soprattutto dagli stati membri dell’Eurozona che sperano in un “significativo contributo” dal Fondo monetario internazionale (Fmi).
Per Atene la seconda tranche di aiuti porta con sé un costo non indifferente: non solo il nuovo piano di austerity difficilmente digerito dalla popolazione, ma anche la perdita di parte della sovranità sovrannazionale. I partiti greci, che concorreranno alle prossime elezioni di aprile, dovranno mantenere gli impegni presi dell’attuale governo. Inoltre la Troika Ue-Bce-Fmi, che negli ultimi due anni ha controllato il Paese con missioni ogni tre mesi, resterà permanentemente ad Atene per tutta la durata degli aiuti. In pratica un commissariamento della Grecia. In dettaglio i punti dell’accordo:

Atene al guinzaglio della Troika. La Grecia sarà monitorata e assistita a livello tecnico durante tutto lo svolgimento del programma di tagli e riforme. I rappresentanti di Unione e Banca centrale europea, oltre a quelli del Fondo monetario internazione, si installeranno in modo permanente nel Paese. Inoltre, per essere sicuri che Atene non sia insolvente sulle sue future emissioni, metterà gli interessi su un conto bloccato monitorato sempre dai tre organismi internazionali.
Abbattimento del debito. I 130 miliardi saranno versati entro il 2014 e distribuiti attraverso il Fondo europeo di stabilità finanziaria (Efsf, o Fondo salva stati). Con il contributi del settore privato e pubblico il rapporto debito/Pil della Grecia dovrebbe scendere dal 160 al 120,5% nel 2020.
Bce, Fmi e banche nazionali. Anche la Banca centrale parteciperà al piano di aiuti distribuendo alle banche centrali nazionali i profitti sui bond greci nel suo portafoglio, a loro volta le banche centrali li verseranno agli Stati dell'Eurozona che hanno acconsentito a versarli alla Grecia nell'ambito del piano di riduzione del suo debito. E anche le stesse banche centrali che detengono bond greci rinunceranno fino al 2020 ai profitti, per cederli alla Grecia e alleviare il suo debito dell'1,8%.
Accordo con i privati. Si prevede un 'haircut' o taglio nominale del 53,5% sui titoli in portafoglio, che saranno scambiati (swap) con titoli a più lunga scadenza e che avranno una cedola del 3% fino al 2014, 3,75% fino al 2020 e 4,3% dopo il 2020. Lo swap dei titoli partirà nelle prossime settimane, è volontario, ma l'Eurozona si aspetta una partecipazione vicina al 90%.
Anche Stati partecipano a perdite. Gli Stati dell'Eurozona hanno acconsentito ad abbassare in modo retroattivo gli interessi sui prestiti concessi ad Atene nel 2010, nell'ambito del primo programma. Questa mossa consentirà di ottenere 1,4 miliardi di euro che andranno a tagliare il debito ellenico del 2,8%.

Fonte: Ansa