Mario Draghi © GettyImages

La crescita dell’Italia va fatta dagli italiani, salvezza e rilancio di un Paese non possono arrivare da aiuti e interventi esterni, ma soprattutto bisogna agire con “rapidità”, perché “è già stato perso troppo tempo” e il rischio è quello di non riuscire più a governare la “spirale” del debito. A due settimane dal trasferimento a Francoforte, dove prenderà a tutti gli effetti le redini della Banca centrale europea, il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi invita nuovamente il nostro Paese a uscire dalla crisi “ritrovando la coesione”, mettendo così da parte le fazioni, per mostrarsi un “partner credibile” verso quell'Europa e la stessa banca centrale che ci chiede “impegni particolarmente rilevanti”.
Alla presenza del presidente Giorgio Napolitano – e mentre fuori da via Nazionale va in scena la protesta di alcuni ‘indignati’ – il banchiere italiano torna a ribadire un concetto già espresso nei giorni scorsi: “senza i giovani non c'è crescita”, è da loro, da tutti gli italiani, che deve ripartire “il risanamento della finanza pubblica e il rilancio della crescita. È necessario che i decreti attuativi – continua Draghi – siano promulgati senza indugio, soprattutto quelli con riferimento alla riduzione permanente della spesa corrente e occorre dare vita ai provvedimenti sulla crescita, senza la quale lo stesso risanamento della finanza pubblica è a repentaglio”.
Serve agire in fretta, perché – spiega il governatore di Bankitalia, solo non perdendo ulteriore tempo si potrà evitare che una permanenza prolungata di tassi di interesse elevati (dovuti ai forti spread) porti “all'effetto di vanificare in non piccola parte le misure di risanamento”, con “effetto negativo sul costo del debito, in una spirale che potrebbe risultare ingovernabile”. Agli italiani e solo a loro spetta dunque riavviare la crescita evitando il vecchio vizio, e qui Draghi cita Manzoni, di attendere che un esercito d'oltralpe risolva i nostri problemi. Le capacità, le energie ci sono, occorre solo rompere il circolo vizioso di veti e posizioni che bloccano la crescita. “Un compito insostituibile che spetta alla politica”, conclude Draghi.