I dati su prestazioni di servizi resi e ricevuti da parte dei possessori di partite Iva raccolti dal fisco per effettuare e migliorare i controlli anti evasione. È questo, in breve, il lavoro dello spesometro, che basandosi su quanto comunicato da professionisti, commercianti e artigiani – circa 4,9 milioni gli operatori coinvolti – fornirà agli ispettori del Fisco preziose informazioni – lo scorso anno sono state registrate 400 milioni di operazioni – da incrociare con altri dati in possesso dell’Agenzia delle Entrate.
Ma come funziona, esattamente, lo spesometro? “Si tratta di due blocchi differenti di informazioni”, afferma al Corriere della Sera Salvatore Lampone, a capo degli 007 del Fisco. “I dati che riguardano le operazioni tra operatori economici verranno incrociati con le altre informazioni disponibili nelle nostre banche dati. In questo modo effettueremo controlli più mirati sui volumi d’affari dichiarati dalle imprese”. Lo spesometro però intercetterà anche gli acquisti fatti dai contribuenti che avranno speso da 3.600 euro in su. “In quel caso – spiega Lampone – i dati andranno a integrare quelli in possesso dell’Agenzia anche ai fini della ricostruzione sintetica del reddito, ossia del redditometro. La cosa importante da sottolineare è che in ogni caso si tratta di dati che di per sé non comportano alcun controllo automatico, nel senso che si tratta di informazioni che, incrociate con le altre presenti in Anagrafe (possesso di immobili, auto, leasing, operazioni internazionali) vanno solo a supporto delle analisi di rischio”.