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La Corte dei conti lancia l’allarme: mancano 70 miliardi di euro in bilancio. Si tratta di residui attivi, somme accertate dagli enti che poi non sono riscosse entro un certo termine. Sono arretrati di tasse, multe non ancora pagate, trasferimenti dal governo non versati o fondi Ue non utilizzati.

LE CIFRE DA RISCUOTERE. L’ammanco di 70 miliardi si suddivide in 33 miliardi per i Comuni, 7 miliardi per le Provincie ordinarie, mentre le stime per le Regioni e le Provincie autonome sono oltre i 30 miliardi.

RESIDUI ATTIVI. Questi fondi sono chiamati “residui” perché ancora non sono stati riscossi. Una parte di essi, prima o poi, giungerà nelle casse di Regioni, Provincie e Comuni, mentre un’altra no. Si parla di crediti vecchi e inesigibili. Il problema è che con queste presunte “entrate” si finanziano delle spese vere, aumentando il rischio di buchi in bilancio. In questo modo i rendiconto degli enti locali, come riporta il quotidiano la Repubblica , rischiano di diventare «il pozzo dei desideri».

IL CASO “ROMA”. Il bilancio della Capitale ne è un esempio: nel 2013 sotto la voce “multe” sono stati registrati 408 milioni di entrate, una cifra irrealistica dal momento che l’anno precedente l’accertato si era fermato a 280 milioni. L’ammontare degli arretrati di multe non incassate va oltre i 600 milioni di euro, di questi nel 2012 ne sono stati riscossi 31 milioni, solo il 5%.

LA CORTE DEI CONTI. Come molti altri Comuni, Roma non incasserà la maggioranza di questi “residui attivi”. A dirlo è stata la Corte dei conti lo scorso marzo in un’audizione davanti alle commissioni Blancio di Camera e Senato: «È lecito presumere che una parte non irrilevante di enti comunali continui a conservare tra i propri residui attivi ingenti partite ormai da considerare nella sostanza non riscuotibili, sebbene ancora formalmente non dichiarati inesigibili».