Eccessivo e mal distribuito. Sono queste le parole con le quali la Corte de Conti descrive il prelievo fiscale in Italia. Il Rapporto 2014 sulla finanza pubblica presentato oggi evidenzia, infatti, come la pressione fiscale nel nostro Paese sia alle stelle. Nel 2013 era pari al 43,8% del Pil, in aumento di quasi tre punti rispetto al 2000 e di quattro punti più alta della media Ue. Situazione che si aggrava, o forse è così grave anche perché l’Italia ha un’economia sommersa che nel 2013 valeva oltre un quinto del Pil, vale a dire il 21,1%.

Secondo la magistratura tributaria poi, i famosi 80 euro di sconto Irpef per i dipendenti dai redditi più bassi non sono che un “surrogato”, una misura provvisoria che non modifica una materia, appunto quella dell’Irpef che necessiterebbe di una “revisione complessiva per garantire una effettiva progressività e redistribuzione dell’imposta".

A impensierire Raffaele Squitieri, presidente della Corte, la condotta di finanza pubblica che “richiede ancora molta accortezza e grande disciplina perché preoccupa in particolare la tendenza del debito pubblico”. Rigore, ma non solo. Per Squitieri i “quattro anni di rigore con inasprimento del carico fiscale, riduzione della spesa pubblica e forte sacrificio degli investimenti pubblici” sono stati “uno sforzo eccezionale” che “non può realisticamente essere protratto troppo oltre in assenza di crescita economica”.