La Corte dei Conti Ue bacchetta la Commissione Europea: la sua colpa sarebbe il mancato rigore nell’applicazione delle regole di bilancio. A beneficiare di tale “morbidezza” sarebbero Paesi come l’Italia, cui sono state concesse deroghe che l’hanno salvata dall’apertura di procedure per debito eccessivo.

LE CRITICHE DELLA CORTE DEI CONTI. Lo scorso anno, infatti, l’Italia presentò tre fattori rilevanti (ciclo economio, bassa inflazione e riforme) che le evitarono di essere sottoposta alle procedure per debito e deficit secondo le regole imposte dalla Corte dei Conti europea; ma la Corte non ha mancato di bacchettare per questo la Commissione Ue, definita «non abbastanza rigorosa» nell’applicare tali regolamenti, necessari al mantenimento della salute dei conti pubblici. Tra i fattori che vanno a motivare l’inefficienza della Commissione vi sarebbe innanzitutto l’attenzione per gli aspetti legali delle normative, sui quali la Commissione concentra la sua attenzione, dimenticando di vigilare sull’attuazione delle riforme nei Paesi sorvegliati.

IL CASO ITALIANO. Ciò è accaduto anche in Italia, che l’anno scorso si trovava in una situazione di violazione della regola del debito, come risulta dal rapporto della Corte dei Conti. La Corte si è mostrata particolarmente critica relativamente al caso italico, perché l’impatto delle riforme che giustificarono il rimandare le procedure per debito eccessivo non era quantificabile in termini di bilancio, ma solo di crescita; inoltre, gli altri fattori rilevanti indicati, ciclo economico e inflazione, nmon possono essere considerati validi, in quanto sono già considerati come elementi necessari nella via al pareggio di bilancio. Tale situazione fa sospettare la Corte che la Commissione non stia funzionando a dovere nella sua opera di vigilanza allo stato dei conti pubblici, che gioverebbero anche dell’uso da parte di Bruxelles dei propri pieni poteri, che le permetterebbero l’esigere l’applicazione delle raccomandazioni atte a raggiungere gli obiettivi imposti.