Coronavirus: cinque proposte per l'economia digitale

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Il Covid-19 rivoluziona le nostre vite, e con esse la nostra economia. In particolare l’utilizzo delle tecnologie digitali che ci servono ad assecondare le misure di distanziamento sociale imposte ai cittadini. Ecco perché, secondo Carlo Stagnaro, direttore dell’Osservatorio sull’economia digitale dell’Istituto Bruno Leoni, urgono almeno cinque semplificazioni e micro-riforme che consentano di sfruttare al meglio le potenzialità attuali. In un focus dal titolo L'economia digitale ai tempi del coronavirus , Stagnaro infatti scrive che “una delle conseguenze di questi cambiamenti è che le persone dipenderanno sempre più dai prodotti acquistati su internet, dalla dematerializzazione dei servizi e dalla disponibilità, sicurezza ed efficienza dei servizi di consegna”. Ma al di là di misure, politiche e strategiche che richiedono impegni più sostanziali, esiste tutta “una serie di interventi meno impegnativi, che potrebbero facilitare l’aumento dell’offerta di servizi online in una fase storica di particolare bisogno”. Ne propone in particolare cinque:

  1. Consentire alle piattaforme di imporre misure di sicurezza ai lavoratori, a prescindere dalla tipologia di rapporto in essere (dipendente, occasionale o autonomo). Sarebbe pertanto necessario introdurre una disciplina esplicita per le piattaforme di intermediazione che collaborino con lavoratori autonomi, volta a escludere le misure di sicurezza legate al contrasto o alla prevenzione del coronavirus dalla disciplina generale (che le impone solo per i dipendenti), in modo da consentire loro di dotare i propri collaboratori dei necessari dispositivi di sicurezza e obbligarne l’utilizzo.
  2. Rimuovere le restrizioni del Decreto Crisi sulla determinazione dei compensi nel settore del food delivery, essendo mutate alcune variabili sul campo. Infatti, in attesa di una discussione sul contratto collettivo che dovrebbe compiersi entro il prossimo 4 novembre, le piattaforme si sono evolute adottando schemi di remunerazione molto diversi. Mentre sarebbe di fatto riconosciuta l’insussistenza del presupposto che i fattorini siano de facto dipendenti dalle piattaforme.
  3. Liberalizzare il ride sharing: eliminare o almeno attenuare i vincoli alle piattaforme di condivisione negli ambiti caratterizzati da forti barriere all'accesso. Come? Intervenendo sulla disciplina del trasporto pubblico non di linea con l’obiettivo di consentire, disciplinandola, anche l’offerta di servizi da parte di personale non professionale. La disciplina può limitarsi ad alcuni aspetti, come quelli relativi alla sicurezza e agli obblighi assicurativi. Ma è necessario garantire che, soprattutto nelle aree urbane più densamente popolate, si possa assistere in tempi brevi a un significativo incremento dell’offerta di mobilità.
  4. Semplificare la disciplina antiriciclaggio per promuovere la diffusione dei sistemi di pagamento digitali anche tra individui a bassa scolarizzazione e/o basso reddito. Per questo occorre adottare politiche che semplifichino l’accesso agli strumenti, riducendone il costo. Un contributo può venire dalla semplificazione della disciplina antiriciclaggio, che oggi impone gravosi adempimenti relativi all’identificazione personale degli utenti e allo scambio di documenti anche cartacei. Tale risultato è facilmente raggiungibile consentendo di adottare modalità basate su tecnologie avanzate, quali il riconoscimento biometrico e l’intelligenza artificiale.
  5. Cancellare la webtax. A tutti gli effetti pratici, la webtax si configura come un’addizionale sull’aliquota Iva su taluni servizi online. Come tale, essa appare non solo distorsiva in generale, ma particolarmente nociva nell’attuale situazione. Infatti, essa sortisce l’effetto di disincentivare lo sviluppo di imprese nell’ambito del digitale e di pesare – almeno in parte - sulle spalle dei compratori dei servizi digitali.