Cooperazione e un pizzico di Stato, la via mediterranea all'innovazione

Esiste una via mediterranea all'innovazione. Incredibile ma vero, la l'Europa - in particolare quella meridionale, ha trovato la propria strada per supportare e far crescere le proprie start up. Non c'è solo Station F, il più grande incubatore d'impresa del mondo che aprirà a Parigi dalla collaborazione tra Xavier Niel e Facebook, che è solo l'ultimo approdo di un processo che ha reso la Francia il terzo hub tecnologico europeo per numero di startup e investimenti, grazie anche a 2,7 miliardi di investimenti.

Qual è il segreto delle start up francesi, che ora tifano per Emmanuel Macron alle presidenziali per prendere il volo? Le politiche economiche illuminate che puntano sullo sviluppo di ecosistemi dell’innovazione, prevedendo, spesso, accordi tra lo Stato e le grandi corporation come Google, Microsoft, Oracle e Ericsson. Qualcosa si muove anche in Italia, dove però gli investimenti sono fermi a 170 milioni nell'ultimo anno: briciole. Con il piano Industria 4.0, le nuove imprese sono esonerate dall’imposta di bollo e possono godere di incentivi fino al 30% per gli investimenti in inovazione. Anche se non mancano i passi indietro, come la norma che obbliga gli incubatori ad avere almeno 500 mq di uffici per poter lavorare.

Secondo gli esperti del fondo di venture capital P101, l’Italia rappresenta una grande opportunità per chi vuole “fare” start-up o investire in esse: l’ecosistema delle start-up nostrane è in costante crescita ed è ormai diventato interessante anche per gli investitori stranieri. E non sono i soli: il Financial Times ha recentemente eletto Milano a nuova capitale delle startup. Il South Summit di Madrid è ormai l'evento di riferimento per connettere il Sud Europa con investitori provenienti da tutto il mondo. Persino il Web Summit si è spostato da Dublino a Lisbona, futura capitale tecnologica, secondo il Guardian .