Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio @ Getty Images

Ripartono i consumi. E questa è la buona notizia in arrivo dall'assemblea di Confcommercio organizzata a Expo Milano 2015. Secondo l'indicatore dell'associazione (Icc) ad aprile si è registrato un +0,5%, il massimo da due anni a questa parte, che si riflette in un +0,8% tendenziale per quest'anno. «Il dato dell'ultimo mese sembra indicare la possibilità di una ripresa dei consumi più accentuata rispetto a quanto rilevato fino ad oggi e avvalora, unitamente alle indicazioni positive provenienti da altri indicatori congiunturali, l'ipotesi di una crescita superiore all'1% già nel 2015», spiega Confcommercio nonostante alcuni dubbi, in particolare sul «miglioramento dei livelli occupazionali, di cui si attende un consolidamento nei prossimi mesi per l'esplicarsi delle riforme del mercato del lavoro e per l'irrobustirsi della ripresa, che rappresenta lo strumento più concreto ed efficace attraverso il quale migliorare il reddito delle famiglie e sostenere una ripresa più vigorosa dei consumi».

Confcommercio conferma poi le previsioni di crescita all'1,1% per quest'anno e all'1,4% per il 2016, «ampiamente conseguibili in ipotesi di evoluzione favorevole della fiducia che necessita di azioni trasparenti di rassicurazione da parte delle istituzioni». Resta però lontano il ritorno "alla normalità", cioè ai livelli pre-crisi. Agli attuali tassi di crescita dell'economia, la spesa pro capite tornerà ai livelli del 2007 solo nel 2030 (il pil lo farà nel 2027, il reddito disponibile nel 2034). Tra il 2007 e il 2014 infatti gli italiani hanno patito una riduzione in termini reali del 12,5% del pil, del 14,1% del reddito disponibile e dell'11,3% per i consumi.

«Si apre quest'anno in una stagione di importante cambiamento, contraddistinta da una ripresa dell'attività economica anche in Italia», il messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per l'occasione. «Sono segnali iniziali che appaiono incoraggianti e di straordinaria valenza dopo i lunghi anni segnati dalla crisi e che inducono a moltiplicare gli sforzi per approfondire il percorso delle riforme indispensabili per ammodernare l'Italia, incrementare la produttività, aumentare l'occupazione ridurre il preoccupante divario fra il Centro-Nord ed il Sud del Paese».