Il centro studi Confindustria rivede al rialzo le previsioni sull'economia italiana: il pil 2015 crescerà secondo le ultime valutazioni dello 0,8% nel 2015 e dell'1,4% nel 2016. A dicembre il Csc indicava una crescita rispettivamente dello 0,5% e dell'1,1%. Ma il titolo del rapporto dice molto: Venti a favore e freni straordinari. «E' prevista un'accelerazione nel secondo semestre di quest'anno e in graduale attenuazione nel 2016», si legge nella relazione, «Le nuove previsioni appaiono prudenti e lasciano spazio a sorprese positive». Il tutto nonostante la previsione per il 2015 sia superiore a quella del governo del 10 aprile scorso (+0,7%) e della Commissione europea del 5 maggio (+0,6%).

Secondo il Centro studi di Confindustria, sarà fondamentale la ripresa dei consumi delle famiglie dal +0,3% del 2014 al +0,6% nel 2015 e al +1,2% nel 2016, restando però del 6,8% più bassi che nel 2007. Ripartono gli investimenti - +1,2% e +2,9% il totale - e tornerà a crescere la domanda di lavoro. Inoltre il rapporto deficit/pil scenderà al 2,7% nel 2015 e al 2% nel 2016 portando giù anche il debito pubblico al 131,9% nel 2016 rispetto al 132,7% di quest'anno. Le entrate fletteranno dal 47,7% del 2014 al 47,5% e al 47,2%, mentre le uscite passeranno da 50,7% a 50,2% e 49,3%. La pressione fiscale resteraà quest'anno al 43% per scendere al 42,7% nel 2016.

«La risalita è iniziata, ma sarà lunga e difficile», conclude il Csc, «perciò la parola "ripresa" è inappropriata, anche politicamente: è da evitare. La performance non è quella che ci sarebbe stata in altri tempi, di fronte a così forti stimoli esterni. Si può parlare di ripartenza con la consapevolezza che non ci si può fermare neanche un attimo per compiacersi dei segnali di recupero, per quanto chiari». Ma quando torneremo ai livelli economici pre-crisi? «Se non faremo nulla torneremmo ai livelli del 2007 nel 2023: per recuperare il terreno perso», conclude il Csc, «è necessario rimuovere gli ostacoli e attuare le riforme, in modo da tornare a crescere al 2,5%».