Giorgio Squinzi

Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi

Recessione finita, l’economia italiana è “al punto di svolta”. Arriva una piccola iniezione di fiducia dall’ultimo seminario del Centro studi di Confindustria dedicato agli scenari economici del nostro Paese; tuttavia, avvertono gli industriali, la ripresa sarà lenta e non mancano rischi interni e internazionali alla ripresa. “Cruciale, sottolineano gli industriali, è la stabilità politica”,

Secondo gli analisti di Confindustria il terzo trimestre di quest’anno (luglio-agosto-settembre) ha segnato lo stop alla caduta del Prodotto interno lordo e, già da fine 2013, si registreranno le prime variazioni positive nel Pil (+0,3%), che permetteranno di chiudere l’anno in maniera un po’ meno negativa (-1,6% rispetto al -1,9% previsto a giugno) e di crescere meglio nel 2014 (da +0,5% a +0,7%). Per migliorare ulteriormente queste previsioni, sottolinea il Centro studi di Confindustria, basterebbe accelerare il pagamento degli arretrati della pubblica amministrazione verso le imprese; “se realizzato pienamente, come annunciato, può spostare l'aumento del Pil, oltre l'asticella dell'1% nel 2014”.

OCCUPAZIONE. Il tema dell’occupazione è uno dei principali temi affrontati dall’analisi di Confindustria (le slide sono disponibili in fondo all’articolo ). Dopo il “nuovo punto minimo” dall’inizio della crisi (-1,85 milioni di posti di lavoro in meno a fine 2013) la domanda riprenderà a crescere da primavera 2014. Tuttavia, “data la lentezza della ripresa”, servono “provvedimenti urgenti per aumentare l'occupabilità delle persone”.

PRESSIONE FISCALE. Raggiunto il record del 44,5% del Pil, nel 2014 la pressione fiscale diminuirà leggermente, rimanendo comunque, sottolinea Confindustria, “molto alta” (44,2%). La pressione effettiva, escluso il sommerso, toccherà il 53,5% quest'anno e il 53,2% nel 2014. Prioritario, quindi, “ridurre l’eccessivo carico fiscale” su lavoro e imprese già dalla prossima legge di stabilità.

LA CRITICA DEL CODACONS. Secondo l’associazione dei consumatori Codacons, le stime di Confindustria ‘cozzano’ con tre considerazioni. “La prima è che questa stima non tiene conto degli effetti nefasti sui consumi legati all'aumento dell'Iva che non è per ora scongiurato. La seconda è che anche se fosse vera la tesi di Confindustria per tornare ai livelli del Pil pre-crisi bisognerebbe attendere il 2019. La terza è che l'Italia resterebbe comunque la Cenerentola d'Europa, dato che nell'Eurozona il Pil è già salito nel secondo trimestre di quest'anno dello 0,3% e, quindi, il nostro Paese continua a perdere competitività rispetto agli altri”.