Emma Marcegaglia, Alberto Bombassei © GettyImages

Emma Marcegaglia e Alberto Bombassei, rispettivamente presidente e vicepresidente di Confindustria

I primi sì sono per Alberto Bombassei, imprenditore bergamasco patron della Brembo e attualmente vicepresidente di Confindustria. Lui – braccio destro della presidenza Montezemolo – si dice pronto a prendere in mano l’onore e (soprattutto) l’onere del dopo Emma Marcegaglia, in scadenza di mandato. Ma la battaglia per la guida di Confindustria è solo all’inizio. Oltre a Bombassei, infatti, si fa sempre più con insistenza quello del patron di Mapei, Giorgio Squinzi, ma non sono da escludere anche altre ipotesi come l’ex Luigi Abete e nomi ‘cari’ al ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Ma andiamo con ordine.
Alberto Bombassei ha già guadagnato la fiducia di ‘big’ come Luca Cordero di Montezemolo (Ferrari), Franco Bernabè (Telecom) e, sembra, anche del sempre più presente Diego della Valle (Tod’s). Ma la nomina dell’attuale vicepresidente di Confindustria sarebbe caldeggiata anche da Fiat che, nel caso, potrebbe ricucire i rapporti con l’organizzazione già nel corso del 2012.
Il secondo nome più ‘caldo’ è quello di Giorgio Squinzi, già presidente europeo degli industriali della chimica. Il patron di Mapei ha già l’appoggio di Marcegaglia e di Aurelio Regina (presidente industriali di Roma e Lazio) che, abbandonate le ambizioni da numero uno di Confindustria, si accontenterebbe del ruolo da vice.
Non è da escludere l’ipotesi Luigi Abete, annunciata da Dagospia , che non avrebbe accantonato l’idea di “infilarsi” come terzo nome nell’alternativa tra Squinzi e Bombassei. “Lo statuto di Confindustria impedisce che lo stesso presidente possa esercitare più di due mandati consecutivi, ma non c’è scritto da nessuna parte che chi, come Abete, è stato presidente dopo un intervallo occupato da altri personaggi, possa rientrare al vertice dell’Associazione”.
Ipotesi ‘tremontiana’. Ma per la ‘battaglia’ di Confindustria sembra essersi fatto avanti anche Giulio Tremonti, ovviamente non in prima persona. “Giulietto Tremonti già impegnato nella battaglia per la Banca d’Italia – si legge sul sito di Roberto D’Agostino – starebbe puntando i riflettori anche sul futuro di Confindustria. L’idea che circolava ieri sera al ministero dell’Economia consiste in un pressing molto forte che il ministro vorrebbe fare nei confronti delle aziende pubbliche controllate dal Tesoro che a partire dal 2000 hanno aderito a Confindustria. A questo proposito c’è chi parla di un’imminente convocazione che Giulietto starebbe per fare di Scaroni, Conti, Guarguaglini, Moretti, Sarmi e Cattaneo. A questi personaggi che con i contributi delle loro aziende contribuiscono per circa 20 milioni di euro al bilancio di Confindustria, Tremonti non intenderebbe chiedere di sbattere la porta come ha fatto Marpionne. La sua idea – a quanto si dice – è più sottile e perfida perché avrebbe intenzione di chiedere il nome di un candidato diverso da quelli in circolazione. Abete compreso”.

Fuga da Confindustria? La scelta del nuovo presidente non potrà essere presa alla leggera, soprattutto in un momento di crisi per l’organizzazione di rappresentanza delle imprese che, dopo Fiat, rischia di registrare altre, illustri, defezioni. “Non ci sarà una fuga di massa – presuppone Dario di Vico sul Corriere della Sera , che parla di un’ipostesi, poi rientrata, per Mediaset – ma molte piccole e medie imprese potrebbero essere tentate dal tagliare l’iscrizione alla Confindustria prima di altre voci di bilancio”. Intanto, secondo quanto riporta il portale di Roberto D’Agostino, nei giorni scorsi “se ne è andata la Cartiere Pigna, ieri è stata la volta del Gruppo Gallozzi, uno dei più grandi operatori nel trasporto marittimo, e nessuno ha scritto che anche Hp, colosso dell’informatica, è uscito venerdì scorso. Di questo passo si può immaginare che l’emorragia continui indebolendo sempre di più la rappresentanza e le casse di viale dell’Astronomia”.