Confindustria alza le stime del pil 2015 a +1%, con un'impennata rispetto al +0,8% stimato in giugno e sopra lo 0,9% annunciato dal governo. Nel 2016 invece la ripresa arriverà a +1,5% (da +1,4%). Un'iniezione di fiducia per il governo, in vista della manovra. Anche se i conti pubblici non fanno sorridere: il rapporto deficit/pil è visto al 2,8% quest'anno e al 2,1% il prossimo (2,7% e 2% le previsioni precedenti), in peggioramento per le maggiori uscite. E infatti il debito/Pil dovrebbe toccare quota 133% (da 132,7% e 131,9%) e 132,6% nel 2016: ecco perché sarà fondamentale ottenere più flessibilità dall'Europa. Dati dunque in controtendenza con quelli presentati ieri dall'Ocse, secondo cui la crescita italiana non andrà oltre lo 0,7% quest'anno e l'1,3% nel 2016 (dal +1,5% stimato in giugno).

Il Centro studi di Confindustria (Csc) alla luce della situazione economica attuale - bassi prezzi del petrolio, tassi di interesse ai minimi, cambio dell'euro favorevole e migliori condizioni - descrive un «Paese in questo momento risplende più di luce riflessa che di meriti propri». E l'incubo del crollo della crescita cinese rappresenta un'incognita pesante per il futuro. «La strada del recupero appare perciò lunga in assenza di politiche che accelerino la crescita», scrive Confindustria in vista della prossima legge di Stabilità mentre il pil resta a quota -8,9% rispetto al massimo pre crisi.

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