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È l’industria la chiave del successo sulla quale l’Italia deve contare per investire sul proprio futuro: la pensa così Vincenzo Boccia, che ha tenuto il suo primo discorso dall’assunzione della carica di presidente di Confindustria di fronte ai colleghi imprenditori. Il neo-presidente ha ben chiara quale sia la via per sostenere il mercato e la produzione del Belpaese: è quella delle riforme, fiscali, burocratiche, infrastrutturali, unita a una solida politica industriale.

RIFORME. Per il primo discorso ufficiale di Vincenzo Boccia presidente era presente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e i ministri Dario Franceschini, per i Beni culturali, e Carlo Calenda, per lo Sviluppo, intervenuti alla conferenza, oltre a Stefania Giannini, Istruzione; Marianna Madia, Funzione pubblica; Beatrice Lorenzin, Sanità; Maurizio Martina, Politiche agricole; Graziano Delrio, Infrastrutture; Giuliano Poletti, Lavoro; inoltre, hanno partecipato anche i leader dei tre maggiori sindacati. La presenza del mondo politico ha permesso a Boccia di sollecitare le riforme, definite «non patrimonio dei partiti, ma di tutti i cittadini». Riforme che innanzitutto dovrebbero partire dalla più fondamentale, quella costituzionale, con l’introduzione del bicameralismo perfetto, per il quale Confindustria spinge dal 2010.

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. Necessaria anche una nuova forma per la Pubblica Amministrazione, che deve aprire le istituzioni a imprese e cittadini, puntando sul tempo, bene sempre più prezioso e «uno dei principali fattori di produttività»: la legislazione e la burocrazia devono quindi promuovere la crescita, non ostacolarla. A questo fine, servono delle istituzioni che funzionino, che vengano incontro alle esigenze degli italiani, imprenditori e non; riforme di questo tipo sarebbero inoltre auspicabili perché contribuirebbero a dare un taglio all’illegalità e all’evasione. Per questo motivo, Boccia auspica un alleggerimento del carico fiscale, che non deve andare a suo parere a gravare su lavoro e imprese ma sulle cose; il vincolo del debito pubblico non deve diventare un fattore di strangolamento per la produzione, e si è dato atto all’attuale Governo di aver ottenuto una politica di bilancio meno restrittiva dall’Unione Europea. Violare le regole non serve: è fondamentale, invece, proseguire sulla strada delle riforme strutturali, per contenere la spesa pubblica ed emanciparsi dall’austerità.

PRODUTTIVITÀ. Naturalmente Boccia non ha mancato di evidenziare quale sia il ruolo fondamentale che gli imprenditori e Confindustria sono tenuti ad assumere in un contesto di ripresa economica che c’è, ma è «modesta, deludente, che non ci riporterà in tempi brevi ai livelli pre-recessione»: ripartendo innanzitutto dal lavoro, puntando in particolare sulle relazioni industriali e introducendo lo scambio salario-produttività; il progetto è dunque quello di riformare la contrattazione, come già tentato da Squinzi. Secondo Boccia, una riforma che venga non dal legislatore ma dalle parti sociali in causa potrebbe essere la via maestra per stimolare la crescita e migliorare la produttività. Senza ovviamente rinunciare a un contratto nazionale che tuteli il lavoro nelle sue fondamenta, ma con una necessaria politica di detassazione e decontribuzione strutturale.

COMPETITIVITÀ E INNOVAZIONE. È sulla conquista di una rinnovata e solida competitività che Boccia intende costruire la propria presidenza; una competitività raggiunta con la collaborazione tra le parti sociali ugualmente tese a tale scopo, con un occhio di riguardo nei confronti delle risorse umane, definite «il fattore vincente delle imprese». La produttività, equamente corrisposta da salari in rialzo, è infatti per Boccia il modo per garantire la crescita industriale e produttiva dell’Italia, che attualmente langue. Il tutto a partire dal ruolo attivo degli imprenditori e da una solida consapevolezza dell’importanza del comparto produttivo per lo sviluppo del Paese: «Crediamo che rappresenti un bene comune per l’intero paese, sappiamo di poter fare molto per l’Italia e per il cambiamento». Boccia ha sottolineato come le industrie siano poi tenute a rinnovarsi e a cercare la crescita, per portare l’Italia a diventare una potenza manifatturiera; un’innovazione che passa anche per i modelli di finanziamento e di governance, che vanno emancipati da una concezione che il neo presidente ha definito «bancocentrica».