Un’Italia devastata dalla crisi, i cui danni sono commensurabili “solo a quelli di una guerra”. Dal 2007 a oggi il Pil nel nostro Paese ha perso nove punti, oltre 7 milioni di italiani sono senza un vero lavoro, sono raddoppiati i poveri e il futuro è pieno di incognite. È l’allarme lanciato da Confindustria che, attraverso il rapporto del suo Centro studi, certifica la fine della recessione per l’Italia, ma raffredda gli animi sulla ripresa. Secondo gli analisti di Viale dell’Astronomia, usare il termine “ripresa” nel prossimo biennio è “per molti versi improprio”.

I DATI ECONOMICI. Il Centro studi rivede in peggio le stime sul Pil nel 2013, indicando un -1,8% (dal precedente -1,6%), con una variazione nulla nel terzo trimestre e un +0,2% nel quarto, mantenendo invece invariata al +0,7% la previsione di crescita per il 2014. Mentre nella prima stima per il 2015 segna un +1,2%. Dati comunque lontani dal +1% per il 2014 e +2% per il 2015 indicati ieri dal premier Enrico Letta come obiettivo possibile. “Io vedo molto ottimismo, ma attenzione - ammonisce il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi - perché noi abbiamo perso 9,1 punti di Pil dal 2007 a oggi”. E ai ritmi ipotizzati da viale dell'Astronomia - che in una simulazione più negativa indica anche una manovra di un punto di Pil nel 2015 – “il Pil non tornerà ai valori del 2007 prima del secondo trimestre del 2021”, avverte ancora Squinzi. Per questo insistendo sulla necessità di “cambiare passo e registro”.

Indagine Confindustria - Lo scenario economico. Una nuova gestione dei Beni culturali