Lingotto © GettyImages

L'ingresso della sede Fiat a Torino

Con l’uscita di Fiat il sistema associativo di Confindustria perderà lo 0,8% degli oltre 5,4 milioni di addetti, mentre dal punto di vista contributivo l’addio del Lingotto pesa per una somma pari a poco meno di 5 milioni di euro, l’1% dell’intero sistema. Con una nota l’associazione degli industriali sembra voler ‘minimizzare’ l’annuncio dell’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, annunciando inoltre che nei primi nove mesi del 2011 gli associati a “sono aumentati di 2.096 aziende (+2%), con un incremento dei relativi dipendenti di 59.656 unità (+1,1%) raggiungendo un totale, rispettivamente, di 148.952 imprese associate per 5.498.851 dipendenti”.
Tuttavia l’addio (definitivo e senza ripensamenti) di Fiat pesa per l’immagine di Confindustria e divide politica e mondo delle imprese su ‘a favore e contro’. Il presidente di Confindustria Digitale, Stefano Parisi, commenta con “grande preoccupazione” l’uscita del gruppo automobilistico di Torino la quale “segna un indebolimento che il sistema delle imprese, in questo momento di crisi economica, non può permettersi”. Secondo Parisi, che ricopre anche il ruolo di presidente di Asstel e di amministratore delegato per Swisscom Italia, Confindustria deve “ritrovare la capacità di rappresentare le esigenze di tutte le imprese su tutte le grandi questioni: le regole del mercato del lavoro, le politiche fiscali, il rilancio degli investimenti, la modernizzazione e digitalizzazione del Paese. È assolutamente necessario dare immediatamente risposte chiare a questo disagio che non deve contagiare altre imprese. Le imprese italiane - aggiunge- possono fare molto per la crescita e devono essere messe in condizioni di competere sui mercati internazionali mantenendo gli investimenti in Italia. Il nostro primo vincolo è l'iper-regolazione del mercato del lavoro: la sua rimozione deve continuare a essere una priorità dell'agenda di Confindustria”.