Quasi 32 mila imprese e 90 mila posti di lavoro perduti. È questo il bilancio del commercio al dettaglio a 18 mesi dall’entrata in vigore della deregulation totale degli orari e delle aperture delle attività commerciali introdotta dal decreto Salva-Italia. Lo ha denunciato una delegazione di Confesercenti ascoltata in audizione nella commissione Commercio e attività produttive della Camera.
“Confesercenti - si legge in una nota dell’associazione - si è sempre impegnata in prima linea per evitare la deregulation totale delle aperture, sostenendo invece l’opportunità di una disciplina degli orari equilibrata, tale da consentire ai consumatori di soddisfare le proprie esigenze di acquisto di beni e agli operatori commerciali di poter contare su tempi di riposo adeguati per sé e per i propri dipendenti e collaboratori familiari. Il regime introdotto dal Salva-Italia è, invece, insostenibile per le quasi 800 mila imprese del commercio al dettaglio. Ha, infatti, favorito la concentrazione dei consumi nei weekend, avvantaggiando da una parte la grande distribuzione ma dall’altra contribuendo all’aumento di erosione delle quote di mercato piccoli esercizi. Questi, infatti, non sono nelle condizioni di poter sostenere l’aggravio di costi, diretto e indiretto, in particolare sul fattore lavoro, derivante dalle aperture domenicali. A questo punto - prosegue la nota - si deve aggiungere che la liberalizzazione degli orari di apertura non ha sortito gli effetti previsti dal legislatore: non ha infatti aumentato i consumi che nel 2012 sono crollati del 4,3%, a cui si aggiungerà un’ulteriore flessione del 2% nel 2013. Inoltre, l’intervento non ha, come pure era stato sostenuto, adeguato l’Italia alle normative europee: infatti, nessuno dei più importanti Paesi della Ue ha un regime liberalizzato quanto il nostro”. Confesercenti ha chiesto alla Commissione della Camera un’urgente modifica della normativa sugli orari di apertura dei negozi.