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Le pmi corrono, esportano, volano più dei concorrenti tedeschi, eppure devono lottare contro ben 13 zavorre. Confartigianato le ha identificate nel suo Rapporto annuale presentato all'assemblea nazionale. Da una parte ci sono gli ostacoli posti dal sistema pubblico.

Tra questi ci sono sono il carico fiscale al 43% (24,3 miliardi di tasse in più rispetto alla media europea) e il cuneo fiscale (47,8%, 11,8% più della media Ocse). Si aggiungono le tasse sull'energia (2,8% del pil, +0,9 punti rispetto all'Eurozona) e sui rifiuti (+18,7% in cinque anni), mentre i Comuni arrivato a chiedere 4.373 euro in media a un piccolo imprenditore tra Imu e Tasi. E poi i prezzi di gasolio (1,128 euro al litro, il più alto dell'area Euro) ed energia (25,6% in più).

LE 13 ZAVORRE ALLE PMI ITALIANE

Si aggiungono gli ostacoli posti dal sistema economico, a partire dal credito: i finanziamenti bancari sono calati di 2,7 miliardi nel 2016. Poi c'è la tecnologia: il 15,2% delle aziende ha accesso alla banda larga ad altà velocità, mentre solo il 3% dei servizi comunali è gestibile online. La pubblica amministrazione è altrettanto lenta a pagare. Servono 95 giorni per vedersi pagare una fattura e il debito commerciale ha toccato quota 64 miliardi. Infine, mancano investimenti in giovani e famiglie: solo l'1,5% del Pil contro l'1,7% europeo.

MA LE PMI CORRONO

«Nel 2016 le micro e piccole imprese italiane hanno esportato prodotti per 117 miliardi, un record», sottolinea il presidente Giorgio Merletti. «Eppure l'artigianato viene colpito dalle politiche a misura di grande impresa. E scoraggiato da troppe norme che creano burocrazia e controlli inutili». Di qui la richiesta della confederazione - che rappresenta oltre un milione e mezzo di imprenditori artigiani con 3 milioni di addetti - poter rientrare nel piano Industria 4.0.

I numeri sono dalla parte degli artigiani: nel 2016 sono nate 319 imprese al giorno, con i piccoli imprenditori che spendono 5 miliardi all'anno in innovazione, (+6,5% rispetto alla media italiana). E le piccole imprese manifatturiere fanno meglio in produttività (+10,7%), rispetto ai grandi (+1,6%) e pure ai concorrenti tedeschi aziende tedesche (+0,8%). Tanto che i giovani stranieri sognano di poter fare esperienza nelle nostre botteghe d'eccellenza.
«Viviamo una ripresa ancora fragile», conclude Merletti. «E in nove anni - tra il 2007 e il 2016 - abbiamo perso 534 mila occupati, tra i lavoratori autonomi. Come possiamo crescere se dal 2011 al 2016 i prestiti all'artigianato sono diminuiti di un quarto? Come possiamo investire per essere al passo con le nuove tecnologie, come possiamo usufruire di ammortamenti e super ammortamenti se il credito per il mondo della micro e piccola impresa è sempre di meno?».