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Competitività: l'Italia è 43esima al mondo. Il rapporto globale sulla competitività (Global Competitiveness Index), calcolato dal World Economic Forum, inchioda il nostro Paese al suo immobilismo. E non potrebbe essere altrimenti mentre scoppia l'ennesimo scandalo sulle baronie nelle università. All'Italia non basta la risalita di un posto, dal 44esimo al 43esimo su 137 Paesi, per sorridere.

Secondo i dati del Wef, migliorano mercato dei beni (60) ed educazione superiore e formazione (41). Restano i punti forti italiani delle capacità innovative (32), della sofisticatezza delle imprese (25) e delle infrastrutture (27). Ma «nonostante le recenti riforme il mercato del lavoro e i mercati finanziari rimangono punti deboli». Restiamo ultimi del G7, è ben distanziati da tutti i big europei. Ci precede anche il Portogallo, 42esimo nella classifica, Bahrein e le Mauritius ci tallonano da vicino.

Competitività: l'Italia è 43esima, ma Padoan fa finta di niente

A dieci anni dalla crisi, «le economie sono ancora a rischio di un ulteriore shock, in particolare nelle banche e nel sistema finanziario, e sono impreparate per la prossima ondata di innovazione e automazione», dice il Global Competitiveness Index. La classifica della competitività conferma al primo posto la Svizzera, seguita da Stati Uniti, Singapore, Olanda, Germania. In generale, però, le preoccupazioni globali riguardano la solidità delle banche e il futuro dei lavoratori a rischio per l'automazione e la robotica

Non ci sta, però, il ministero dell'Economia che smonta la ricerca sottolineando il peso eccessivo delle opinioni sull'indice (60%) in  tre dei quattro pilastri il Belpaese viene penalizzato. Su mille questionari inviati, viene compilato e restituito circa l'8-10%. Quindi l'immagine dell'Italia viene definita da 80 cittadini su 60 milioni.