Chiude la Mivar, l'ultima Tv made in Italy

Carlo Vichi, Mivar

A dicembre cesserà la produzione e in azienda rimarranno solo 7-8 operai per l’assistenza post vendita

Mivar negli anni ’90 compariva sui report di GfK tra i marchi di riferimento del mercato dei Tv color, quelli ancora a tubo catodico, per intenderci, e veniva persino usata in alcune business school internazionali come case history di un modello strategico non solo tutto italiano, ma pure molto distante da quelli che allora erano i sui competitor: i brand giapponesi e poi quelli europei. Ebbene dopo anni di crisi e altrettanti di vera e propria ‘agonia’ lo stesso proprietario Carlo Vichi, ha confermato qualche giorno fa che a dicembre la Mivar cesserà definitivamente la produzione di quelli che nel frattempo sono diventati tv Lcd.
Con la chiusura di questa azienda non solo viene scritta definitivamente la parola fine su un ennesimo marchio italiano, ma anche su una company europea in quello che è stato anche un florido mercato tecnologico e che la Vecchia Europa non solo non ha saputo far fiorire, ma forse ha persino ‘penalizzato’. E ciò senza sottovalutare i forti limiti del modello di business che la Mivar ha manifestato con il grande cambio tecnologico degli schermi piatti e con l’affermarsi conseguente di un panorama concorrenziale ben più ampio e aggressivo. Al di là di ciò scadranno anche i contratti di solidarietà ancora in essere e nella fabbrica storica di Abbiategrasso rimarranno solo sette-otto tecnici che si occuperanno per i prossimi due anni dell’assistenza post vendita. Per il resto della manovalanza la strada sembra essere quella della mobilità o per i fortunati il pensionamento. Pochi credono nel progetto di produzione di mobili che aleggia nell’aria e nella mente di Vichi. Lui a la Repubblica ha commentato: “La Mivar sta completando il suo ciclo, ma l’Italia è morta nel 1945. Finita la guerra siamo stati superati da tutti. Dovremmo imparare dai cinesi: lavorare con onestà e intelligenza, ma il problema è che non sappiamo più lavorare e i prodotti che non offrono tutte le possibilità tecnologiche oggi vengono rifiutati dal mercato”.

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