Patrimoniale: la bocciatura della Cgia: "Ne paghiamo già 15 l'anno"

Dopo la bocciatura della Manovra italiana da parte dell’Europa e l’avvio della procedura di infrazione, in Italia si pensa a come correre ai ripari. C’è chi ha lanciato l’idea (soprattutto la Germania) di una patrimoniale per ridurre il debito pubblico e rimettere in sesto i conti, ma il Governo ha già chiarito che si tratta di una strada non percorribile. In effetti, come ricorda l’ufficio studi della Cgia di Mestre, questa soluzione è già ampiamente utilizzata nel nostro Paese. Infatti, le diverse imposte sul patrimonio, una quindicina al momento, fruttano allo Stato una cifra davvero notevole, che complessivamente si aggira intorno ai 47,5 miliardi di euro. Si tratta di un valore che equivale al 2,7% del Pil: più del doppio di quanto registrato nel 1990, quando la percentuale si fermava all’1,3%. “Rispetto al 1990, il gettito riconducibile alle imposte di possesso sui nostri beni mobili, immobili e sugli investimenti finanziari in termini nominali è aumentato del 400%, mentre l’inflazione è cresciuta del 90%. In buona sostanza, in oltre 25 anni abbiamo subito una vera e propria stangata” ha spiegato il coordinatore dell’ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo.

La quota maggiore della patrimoniale arriva dall’imposta sugli immobili

A far la parte da leoni in termini di patrimoniale è l’imposta sugli immobili. Infatti, nonostante l’abolizione della Tasi sulla prima casa voluta dal Governo Renzi, la tassa è rimasta sia per le abitazioni di lusso sia per le seconde e terze case: in totale, nel 2017, ha portato nelle casse pubbliche 21,7 miliardi di euro. Molto proficuo anche il bollo auto, riscosso dalle Regioni, che porta un gettito di circa 6,7 miliardi di euro. Senza dimenticare le varie imposte di bollo (dalle marche da bollo associate alle fatture a quella sui conti correnti), che garantiscono 6,3 miliardi.