Nel 2012 la crisi ha portato alla chiusura di 100mila imprese. A fornire il dato Rete Imprese Italia, l’associazione che raggruppa Cna, Confcommercio, Confesercenti, Casartigiani e Confartigianato nel suo dossier sullo stato di salute (o meglio di disagio) dell’economia italiana presentato oggi. Se il saldo di mortalità e natalità delle aziende artigiane porta la somma a 100mila aziende “morte” nel 2012, i dati negativi non finiscono qui.

Nell’anno appena concluso il reddito di ogni italiano è calato del 4,8%, pari a 879 euro per persona. E le previsioni per il 2013 non sono certo rosee, con la stima di un ulteriore calo, con un reddito procapite che nell’anno in corso dovrebbe diminuire fino a 16.955 euro (erano 17.337 euro nel 2012) ai livelli del 1986, ben 27 anni fa. Prima della crisi, nel 2007, il reddito procapite si attestava a 19.515 euro.

Segno meno anche per i consumi reali procapite che nel 2012 hanno fatto registrare un -4,4%, per il 2013 si stima un’ulteriore flessione pari all’1,4%, con un salto indietro di 15 anni: 15.695 euro i consumi procapite previsti per quest anno rispetto a 15.753 del 1998. Tra il 2007 e il 2012, afferma ancora lo studio, i consumi in Italia sono diminuiti del 7,7%. Il calo maggiore si è registrato nelle regioni del Sud: -8,8%. Nel Centro la diminuzione si è attesta dal 7,7%, nel Nord-est al 7,5% e al Nord-ovest del 6,1%.

Calo delle imprese, dei redditi e dei consumi; ad aumentare, secondo le stime di Rete Imprese Italia solo la pressione fiscale effettiva che nel 2013 salirà a quota 56,1%, rispetto al 46,3% della pressione fiscale apparente. Nel 2012 la pressione fiscale per i cittadini in regola con il fisco è stata - secondo lo studio - pari a 55,2%.

Per far fronte a questi dati allarmanti Carlo Sangalli, presidente di Rete Imprese Italia, ha annunciato una giornata di mobilitazione il prossimo 28 gennaio. «Chiediamo di essere ascoltati, chiediamo al prossimo governo, qualunque esso sia, di rimettere al centro le istanze delle imprese. Il messaggio alla politica e alla prossima legislatura partirà chiaro e forte da tutta Italia: ripartire dalle imprese legate al territorio cioè da quel tessuto produttivo che nonostante tutto non si rassegna e non vuole tirare i remi in barca».