Michel Platini © GettyImages

Michel Platini, presidente della Union of European Football Associations

È una regola chiara, quasi ovvia: un’azienda che per anni spende più di quanto incassa non può durare. Lo sa bene anche il presidente della Uefa, Michel Platini che da Nyon ha presentato le basi generali del nuovo regolamento sul fair-play finanziario, che entrerà in vigore dalla stagione 2013-14, e che coinvolgerà tutti i club europei. L’intervento è divenuto ormai indispensabile per risollevare una situazione quantomeno preoccupante per numerose società calcistiche che chiudono i loro bilancio annuali con pesanti passivi, dovuti perlopiù agli stipendi dei calciatori. “Chi guadagna oggi 15 milioni ne prenderà 2 o 3” assicura Platini che sottolinea: “E’ sempre 20 volte di più di quello che prendeva Pelè…”

Uefa, per le società una perdita di 1,2 miliardi di euro
“Questo regolamento non è stato creato contro le società, ma per aiutarle ad uscire da una spirale infernale e programmare il loro futuro - ha detto Platini - Si tratta di un progetto complesso, ma indispensabile”. Secondo un rapporto dell’Union of European Football Associations, condotto sulla stagione 2008-09, di 733 club che militano nei campionati di prima divisione nelle 53 Federazioni europee, il 56% ha chiuso l'esercizio di quell'anno in rosso. I ricavi sono stati 11,7 miliardi di euro, le spese 12,9 miliardi per una perdita quindi di 1,2 miliardi di euro. Altri dati sono significativi: il 28% dei club hanno speso 20% in più di quanto ricavato ed il 64% delle spese è assorbito dagli stipendi dei calciatori (in Italia addirittura il 72), una cifra troppo alta secondo l'Uefa. A fronte di questo, solo il 19% delle società è proprietaria dello stadio in cui gioca. In Italia la Juventus sarà la prima, nella prossima stagione. A livello di entrate, poi, i diritti tv rappresentano il 36%, gli sponsor il 25, gli incassi al botteghino il 22 ed altri accordi commerciali il 17. Per l'Italia, l'incasso medio dei dei club di Serie A è di 76 milioni di euro, dietro inglesi (122) e tedeschi (86); ma davanti a spagnoli (75) e francesi (52). Tuttavia, assieme a quelli francesi, i club italiani sono quelli che dipendono maggiormente dai diritti tv (oltre il 50%).
“È necessario che i club facciano investimenti sul lungo termine e non solo per trasferire e pagare giocatori”, ha spiegato Platini. Proprio per questo motivo, nel verificare l'equilibrio finanziario delle società, il nuovo regolamento non pone limiti alle spese sostenute dai club per costruire o acquisire stadi di proprietà, rinnovare le proprie infrastrutture o potenziare il settore giovanile. Per il resto i deficit dovranno essere contenuti drasticamente. A partire dalla stagione 2013-2014, per un periodo di due anni (in seguito tre) i club non potranno avere perdite per più di cinque milioni di euro. Anche in caso di presidenti particolarmente generosi, la perdita sul triennio non potrà superare i 45 milioni di euro (cifra che scenderà successivamente a 30 milioni), a condizione che questa venga interamente ripianata attraverso una donazione (e non un prestito).