Tutti conoscono il celebre Big Mac Index, l'indicatore economico che si propone di raccontare la differenza di potere d'acquisto in base al costo del celebre panino di McDonald's in ciascun Paese. Al Festival dell'economia di Trento, Orley Ashenfelter, professore alla Princeton University (New Jersey), ha proposto di riformare questo indice rendendolo una misura del benessere mondiale, con il calcolo del numero di panini acquistabili con il compenso di un’ora di lavoro. Ma questa non è l'unica metrica economica "alternativa" proposta negli ultimi anni.

BIG MAC, STARBUCKS E LIPSTICK INDEX

C'è, per esempio, lo Starbucks Index proposto dall’Economist e dal Wall Street Journal . Solo un prodotto globalizzato, che in Kuwait costa 7,58 euro, può raccontare la differenza del costo della vita tra Shanghai, Rio de Janeiro o Zurigo. In attesa di poterlo sorseggiare anche a Milano. Negli anni 2000 era stato invece coniato il Lipstick Index: con la crisi, infatti, le donne comprano meno prodotti cosmetici e si accontentano dei più rossetti. Così dopo l'11 settembre le vendite si impennarono. Infine, fu Alan Greenspan, ex n.1 della Fed, a parlare pubblicamente del Mui, o Men’s Underwear Index: ebbene sì, anche l'intimo maschile raccontano l'economia. Le vendite restano stabili a seconda di qualunque ciclo economico e calano solo in piena recessione. Insomma, non si può nemmeno più restare in mutande.