Brasile © GettyImages

L’Eldorado esiste, ed è in Brasile. Ma per chi è che sono spalancate davvero le porte della città dell’oro? D’accordo, oramai lo sanno tutti che quella carioca è una delle economie più vitali e prorompenti del mondo occidentale, che nel 2014 ci saranno i mondiali di calcio e nel 2016 le Olimpiadi, e che i due megaeventi costituiranno delle ghiotte, ghiottissime occasioni per fare affari Oltreoceano. Spesso però si tralascia di dire quali sono le reali opportunità di business, in quali settori e con quali rischi. E ogni tanto pare persino che ci si dimentichi che il Brasile non è un blocco monolitico, una piazza omogenea come quelle che siamo abituati a osservare nel Vecchio continente, ma un territorio con un’estensione 28 volte maggiore di quello italiano, e che le differenze tra gli stati della Federazione sono enormi. È vero che l’imprenditoria e l’industria tricolori sono bene inserite in un contesto economico e sociale in cui si muovono 30 milioni di discendenti di emigrati italiani: l’Italia è l´ottavo partner commerciale del Brasile, seconda, tra gli europei, solo alla Germania e prima della Francia. Ma se guardiamo agli investimenti diretti esteri (Ide), ci rendiamo conto che il margine di crescita è alto, incredibilmente alto. Come indicato nella Guida al mercato brasiliano 2011 redatta dall’Ice (l’Istituto di Commercio Estero), l’Italia è solo al 18esimo posto tra i Paesi che investono nel gigante sudamericano. Nel 2009 sono stati 214,7 milioni di dollari, contro i 5,7 miliardi di dollari investiti dall’Olanda, la capolista, i 4,9 miliardi degli Stati Uniti, e i 3,4 miliardi della Spagna. Anche Germania e Francia hanno forti interessi in Brasile, insieme al Giappone e al Canada.

Quasi quasi apro una società in Brasile

I maggiori settori di interesse sono attualmente l’industria automobilistica, quella meccanica e le telecomunicazioni. Settori già tutti ampiamente presidiati dai nostri big nazionali. Fiat detiene un terzo del mercato automobilistico locale, così come un terzo del fatturato globale di Pirelli è sviluppato in Brasile. Mentre Telecom, con 10 mila dipendenti attivi in Sud America, ha visto crescere i ricavi del 13,8% nella terra della samba, con l’utile che è addirittura quadruplicato. Ma per fortuna lo spazio per le piccole e medie imprese, soprattutto se specializzate in soluzioni di alta tecnologia non manca: c’è un paese moderno da costruire, un territorio sconfinato da innervare con infrastrutture, vie di comunicazione fisiche e digitali. «Sicuramente, la capacità tecnologica e la cultura della piccola e media impresa italiana sono le basi per costituire accordi con imprenditori locali», spiega Giacomo Guarnera, vice presidente di Brazilplanet, associazione per la promozione delle relazioni economiche e culturali tra Italia e Brasile (www.brazilplanet.it). «È quindi necessario che l’imprenditore italiano si affacci sul mercato brasiliano, non con spirito “venditore”, ma proponendosi come partner per accordi di collaborazione». Anche perché i finanziamenti governativi sono già stanziati secondo precisi piani pluriennali che puntano a mantenere la crescita del Pil intorno al 5% su base annua. I piani pluriennali si chiamano Pac (Programma di accelerazione della crescita) e hanno nomi evocativi, di quelli che fanno sognare un intero popolo: “Energia, acqua e luce per tutti”, “Comunità cittadina”, “Casa mia, vita mia”, “Trasporti e città migliore” e altri ancora. Sono solo alcuni di quelli compresi nel cosiddetto Pac 2, varato dal governo brasiliano a marzo 2010, e che si estende oltre il 2014, l’anno dei Mondiali. Secondo l’Ice l’operazione avrà un valore complessivo di 1.590 miliardi di reais (circa 680 miliardi di euro), e la previsione è che verranno spesi 958,9 miliardi di reais (circa 410 miliardi di euro) entro il 2014. Alla produzione e alla distribuzione di energia andrà la maggior parte degli investimenti per un valore totale di 1.092 miliardi di reais (circa 470 miliardi di euro). Subito dopo viene l’edilizia con 278,2 miliardi di reais (circa 120 miliardi di euro) per il programma “Casa mia, vita mia”. Pensare di puntare direttamente alle gare indette dalle pubbliche amministrazioni è forse sperare troppo. I governi di Lula prima e di Rousseff ora hanno dato chiara indicazione di dare risalto alle iniziative imprenditoriali locali, e le stesse società brasiliane sono molto agguerrite sul fronte degli appalti sulle grandi opere infrastrutturali. Senza contare le inevitabili difficoltà di natura burocratica. «Senza dubbio l´investitore straniero trova un mercato con grandi potenzialità e spazi», spiega Guarnera. «D’altra parte deve prevedere tempi non brevi per l’apertura di una società, soprattutto per renderla operativa. Infatti, la normativa locale, soprattutto in materia fiscale e doganale è abbastanza complessa. È quindi, necessario preparasi per affrontare tali tempi e difficoltà. Inoltre, attualmente i costi in Brasile sono elevati, a causa anche del rafforzamento della moneta locale sull’Euro e sul dollaro. Se da un lato vi è una possibilità di facilità nei rapporti personali, ulteriormente favorita negli stati del Sud-est e Sud dalla gran presenza di discendenti italiani è anche vero che bisogna dimostrare di accettare la visione e l’approccio locale alla risoluzione dei problemi, senza irrigidirsi o cercare d’imporre una diversa visione. Infatti, in quest’ultimo caso, è molto comune assistere ad un irrigidimento e ad una chiusura da parte dei partners locali».
Ma vale la pena di investire tempo e risorse nel nuovo Eldorado: il sottobosco dei subappalti e delle subforniture è l’ecosistema ideale per partner tecnologici affidabili specializzati nei settori che vanno dai sistemi di sicurezza fino ai mezzi di trasporto (nautica inclusa) passando le strutture di ospitalità alberghiera, solo per l’organizzazione dei Mondiali di calcio e delle Olimpiadi di Rio de Janeiro il governo brasiliano ha stanziato l’equivalente di 28 miliardi di euro per progetti ad hoc. Di questi, come ha evidenziato su Il Sole 24 Ore Micaela Cappellini (che si è occupata della recente missione congiunta di Confindustria e Ice in Brasile, durante la quale una sessantina di aziende tricolori hanno tastato il terreno in vista dei due eventi) solo due miliardi andranno alla costruzione e alla ristrutturazione degli stadi. Il resto è destinato a creare le basi per far funzionare una macchina che dovrebbe fruttare un giro d’affari di 80 miliardi di euro per i Mondiali e di ulteriori 60 miliardi di euro per le Olimpiadi. Le previsioni degli analisti parlano di un milione di nuovi posti di lavoro da qui a cinque anni, e per l’occasione il governo ha varato dei mini Pac per la gestione dei flussi finanziari. Troppo ottimismo nell’aria? Che la Rousseff stia facendo le cose sul serio lo dimostra anche “Ricevere bene i mondiali”, un programma di training esteso a tutto il Paese e che è già partito nel Nordest, dove ha messo a disposizione in tutto 15 mila posti di lavoro. «Se il paese riuscirà a cogliere e gestire nella pratica le opportunità di sviluppo esistente», mette in guardia Giacomo Guarnera, «attraverso una gestione sempre più seria della cosa pubblica e con controllo dell’ equilibrio fiscale, riorganizzando la normativa fiscale che difficilmente oggi potrebbe essere definita come un “sistema tributario”, sicuramente riuscirà ad affermarsi come potenza economica mondiale».

UN’ECONOMIA INARRESTABILE

– Previsione di crescita del Pil per il 2011: 4,5%

– Mercato interno molto attivo e con una forte propensione al consumo ( maggior mercato consumatore al mondo)

– Porta di ingresso ai mercati del Mercosur

– Infrastrutture in forte sviluppo (54 porti, 68 aeroporti, 31.000 km di linee ferroviarie, 1,7 milioni di km di autostrade)

– Grandi disponibilità di fonti diversificate di energia (2% dell’energia mondiale) di materie prime e vasta superficie disponibile per uso agricolo

Fonte: Camera di Commercio di Milano