Il presidente dell'Inps, Tito Boeri

Dinanzi alla Camera, Tito Boeri, presidente Inps, ha ribadito più volte che le sue erano solo «utili contributi»: proposte abbozzate, suggerite senza toni imperativi, illustrate nel corso della Rapporto annuale dell’istituto Inps e volte a contrastare la crescente povertà. Eppure, le polemiche non sono mancate. A far salire sule barricate i sindacati sono stati infatti proprio quei cinque contributi dispensati da Boeri, volti a correggere la legge Fornero e il Welfare.

Per Boeri il primo step è la creazione di una rete di protezione sociale per quella che è ormai la fascia più colpita dalla crisi, ossia gli over 55. Qui infatti negli ultimi sei anni la povertà è triplicata. Da qui, l’idea di Boeri di proporre un’integrazione del reddito per tutti coloro che vivono sotto la soglia della povertà. Due le vie possibili: quella assistenziale oppure, in presenza di altri redditi del cittadino, attraverso il ripristino dell’integrazione al minimo nel sistema contributivo. Oltre a questa rete di protezione sociale, Boeri ha poi proposto alle Camere la possibilità di ricongiunzione tra i diversi regimi pensionistici senza oneri per il lavoratore, e di prevedere un contributo di solidarietà nel caso delle pensioni d’oro.

E ancora: per Boeri bisogna andare in direzione di una flessibilità sostenibile dell’età pensionabile. Chi volesse uscire dal mercato del lavoro prima del tempo, potrebbe farlo prendendo meno per ogni anno di anticipo. Il taglio non sarebbe però calcolato interamente sui contributi perché, se così fosse, sarebbe del 25%-30%: Boeri ipotizza una decurtazione più soft, ma non meglio precisata. Infine, il quinto e ultimo contributo di Boeri è quello di prevedere contributi aggiuntivi per i pensionamenti anticipati. Questi in vecchiaia «diventeranno un supplemento di pensione», precisa Boeri.

Immediata la protesta dei sindacati:«Sulla flessibilità di pensionamento il Governo convochi le parti sociali e non deleghi ad altri la responsabilità politica delle riforme», ha dichiarato in una nota stampa la leader della Cisl, Annamaria Furlan. Le fa eco Nazzareno Mollicone, responsabile dell’ufficio questioni previdenziali dell’Ugl: «Spetta al ministro del Lavoro e non al presidente dell'Inps una riforma della previdenza che, tra l'altro, non può di certo essere decisa in una relazione ma deve essere il frutto di un percorso di analisi e di confronto, aperto a tutte le parti sociali»”.